IO NON COMMENTO, DICO SOLO CHE LA POLITICA E’ FATTA DI UOMINI, MEZZI UOMINI, OMINICCHI E QUAQQUARAQUA’!!!
12 gennaio 2012
IL GESTO DEL PRESIDENTE DEL SENATO
24 dicembre 2011
24 ottobre 2011
Signor Presidente ecco perchè sono d’accordo con lei e dico NO alle preferenze

Sembra che la panacea di tutti i mali sia il sistema elettorale.
Sembra che mandando in Parlamento un determinato deputato o senatore in un modo od in un altro sovverta l’ordine delle cose, quasi che conferisca al soggetto poteri sovrannaturali, roba da Superman.
Mi permetto, sommessamente, di dire la mia.
Il sistema “proporzionale puro, monopreferenza” è poco più che un sistema feudale. E’ un sistema che poteva andar bene nell’immediato dopoguerra quando la società era livellata verso il basso e il Parlamento era l’ultima spiaggia per poter amministrare al meglio la valanga di danari che il “Piano Marshall” per l’Italia prevedeva.
Allora bisognava mandare alla Camera ed al Senato della Repubblica, gente colta, avveduta, onesta attenta ai bisogni dei più e con una certa reputazione.
Poi col boom economico degli anni 60 in Italia iniziarono a comparire i primi furbetti del quartierino e dunque anche la politica dovette affrontarne le conseguenze. Come ovvio, non ci riuscì, ed anzi si amalgamò con esse fino a sfociare negli anni 90 in una vera e propria saga della quale i principali protagonisti furono proprio i partiti politici retti fino a quel momento con il sistema delle preferenze.
Oggi quel sistema per fortuna è passato di cottura, è stato abolito da una legge definita “porcellum” ma che ha avuto il si proprio di quel Parlamento che era stato eletto con un sistema diverso e la firma di un Presidente della Repubblica non certo di centro destra.
Proviamo ad analizzare i pro ed i contro delle cosiddette liste bloccate.
E’ indubbio che il cittadino può sentirsi spossessato del diritto di scrivere un nome su una lista, ma è altresì indubbio che lo stesso cittadino acquista la libertà di votare o meno per un partito politico che incarni in se determinate ideologie e che gli ha preventivamente sottoposto un programma. La responsabilità di candidare Tizio o Caio quindi passa in capo ai partiti i quali non saranno costretti a candidare colui il quale riesce a catturare o comprare più voti, ma colui il quale ha un curriculum di credibilità altamente spendibile su piazza e dunque capace di attrarre i voti di cittadini liberi di valutare soltanto una serie di nomi abbinati ad un programma e non costretti a scrivere un nome ben definito magari estorto in cambio di danaro, prebende o favori al limite della legalità.
In buona sostanza: se il PD candida la figlia ventiseienne di un ex Ministro sol perchè lui ha raggiunto un ben definito limite di legislature io sarò libero di non votarlo, allo stesso modo se il PDL candida ex meteorine o ex veline o se SEL candida ex terroristi e via dicendo. Posso sempre scegliere un partito che mi offre una lista di persone capaci ed in grado di lavorare al meglio, secondo il mio punto di vista.
Riepilogando, l’unico vulnus che il diritto di voto dei cittadini potrebbe subire è quello di non poter scegliere un deputato singolo. D’altro canto però l’elettore ha la possibilità di valutare un partito proprio in base ai nomi che propone nella sua lista. In questo modo, ribadisco, la responsabilità è del partito e dei suoi vertici. Se questi perdono vanno a casa, se vincono restano e governano fino al successivo insindacabile giudizio elettorale.
Il sistema con le preferenze invece è geneticamente predisposto a creare delle assemblee legislative fatte da furbastri e non da esperti di cosa pubblica, di politica sociale, di politica militare, di politica estera.
Se oggi voglio essere eletto in un parlamento con questo sistema mi basterà predisporre una somma di danaro sufficiente a coprire le spese elettorali. Volantini, tabelloni 6×3, cene, “contributi all’attività di supporto” etc… . Il fatto è che o sono molto ricco di famiglia o dovrò rientrare in “qualche modo” di queste spese.
Questo sistema non mi lascia tranquillo. Preferisco una Assemblea di nominati dal popolo che un’Assemblea di “eletti” dal popolo.
E, d’altro canto, persino la Regione Toscana di estrazione post-comunista prevede il sistema della lista bloccata. Non si capisce perchè oggi i sinistri alla Bersani invochino la legge proporzionale se prima non la cambiano nelle regioni che amministrano.
Oggi come oggi, il sistema che prevede la preferenza non offre alcuna garanzia all’elettore.
Servirebbero più che altro delle regole e dei paletti per inchiodare i capi-partito alle loro responsabilità. Di certo servirebbe l’indicazione del candidato premier, di certo servirebbe una soglia di sbarramento elevata in modo da non frazionare troppo i partiti, servirebbe il vincolo di elezione per i parlamentari in modo da evitare che chi viene eletto in un partito poi se ne vada altrove per becere convenienze, servirebbe anche un codice deontologico per il buon politico, che preveda ad esempio l’obbligo di presenziare almeno al 90% delle sedute parlamentari. Insomma il cosiddetto “porcellum” potrebbe essere migliorato e potrebbe diventare la garanzia di un Parlamento di qualità.
Poche righe, Signor Presidente, per spiegare ai miei coetanei perchè oggi la politica deve essere fatta da gente di qualità e non da accattoni ed arraffoni di indefinibile natura.
Vorrei anche spiegare perchè sono contrario alle tessere di partito, retaggio anche questo di una Repubblica che non c’è più. Ai congressi vincerà chi avrà più soldi e più tessere e non chi avrà le idee migliori…. Ma questo forse sarà l’argomento di una mia futura riflessione.
10 ottobre 2011
9 luglio 2011
La mia risposta ad un militante del PD su SiciliaInformazioni.com

Ad Alessandro Balsamo:
sono nato 38 anni fa a Palermo, Città bellissima nella quale vivo da sempre con la sola eccezione di 3 anni in cui per motivi sportivi e di studio mi sono allontanato andando a vivere in una regione del centro Italia.
Alessandro, è comodo scrivere una toccante poesia da Bruxelles, da un elegante ufficio in stile moderno, magari riempito di carte. E’ comodo parlare a 2000km di distanza.
Palermo va vissuta, Palermo ti entra dentro, Palermo la ami e per certi versi la “devi” odiare.
Ti ricordi di Palermo quando c’è da parlare di Falcone e Borsellino e siamo tutti d’accordo, gli abbiamo dedicato strade, piazze, scuole ed addirittura l’Aereoporto, che io con tutto il cuore avrei dedicato a Federico II.
Parli di mafia ed è inevitabile non è un esercizio particolarmente arduo.
Poi utilizzi decine di volte il verbo volere declinato spesso e volentieri in prima persona: “voglio”.
Ebbene, tu vuoi, ma non dici ciò che saresti disposto a fare per la tua Città, tu pretendi ma non hai proposto nulla di concreto. Leggi il resto di questo articolo »
1 luglio 2011
Alfano, Comunicato Stampa
CLUB DELLA LIBERTA’
COORDINAMENTO PROVINCIALE DI PALERMO
Il discorso di insediamento di Angelino Alfano di oggi al Consiglio Nazionale, segna definitivamente il confine tra la politica con la p minuscola, chiaccherona, autoreferenziale e litigiosa e la Politica con la P maiuscola fatta di valori, di etica di confronto, di merito. L’amico Angelino ha magistralmente toccato tutti i temi cari agli italiani moderati recuperando incontrovertibilmente consenso e soddisfazione. I temi etici, dalla eutanasia alla famiglia come centro sociale di riferimento sono da sempre cavallo di battaglia del PdL. Oggi Alfano lo ha sottolineato. Il riferimento a Pinuccio Tatarella è stato fondamentale per la demolizione del partito del 70/30 e l’elegantissimo riferimento al Presidente Schifani sottolinea l’attaccamento alle Istituzioni e l’inossidabile amicizia personale tra i due. I Club della Libertà della Provincia, sottolineano ancora una volta, con forza la assoluta condivisione del percorso politico del Ministro e sono al suo fianco nella costruzione del nuovo PdL, il PdL del merito e del talento.
Avv. Michele Pivetti – Coordinatore Provinciale Club della Libertà e Consigliere Nazionale
24 giugno 2011
WORK IN PROGRESS….
Ieri si è svolta presso il Coordinamento Regionale del PDL a Palermo una riunione congiunta tra il Coordinamento Provinciale del PDL e quello dei Club della Libertà.
E’ stato un momento di autentico confronto tra il partito, rappresentato da Piero Alongi, Vice Presidente della Provincia e Francesco Scoma, deputato regionale, ed i presidenti dei vari Club sparsi sul territorio.
Abbiamo analizzato i risultati elettorali che hanno coinvolto i comuni siciliani e quelli nel resto d’Italia e ci siamo detti che è opportuno mettersi a lavoro da subito.
Dopo la mia introduzione, hanno parlato inizialmente i ragazzi dei Club. Ciascuno a turno ha evidenziato le realtà del proprio territorio ed ha avanzato delle proposte concrete al partito.
Queste vanno dalla necessità di avere una sede fisica, a quella di avere sempre più presenti i rappresentanti del partito nei paesi.
Insieme ci siamo detti di avere un maggiore coordinamento tra i Club ed il partito in modo da agire in totale e piena sinergia.
L’obiettivo è uno soltanto: riconquistare la fiducia di tutti quei cittadini-elettori che hanno subito uno scollamento dalla realtà politica che hanno da sempre sostenuto.
Questo, non smetterò mai di dirlo, passa attraverso la proposizione di volti nuovi e dello sfruttamento delle capacità che molti dirigenti di partito hanno e che vedono tuttavia compresse da manovre politiche che i cittadini non hanno compreso a fondo.
Torneremo in grande stile tra la gente, torneremo ad essere quei “berluscones” che i comunisti tristi ed invidiosi hanno da sempre temuto perchè capaci di creare consenso.
Basta con le cravatte col nodo largo, con le scrivanie dentro i palazzi, con 4 cellulari che suonano…BASTA!
La gente vuole che torniamo a camminare nei quartieri a constatare dove abbiamo sbagliato e dove possiamo porre rimedio.
In ultimo, una preghiera a tutti i miei amici deputati regionali, deputati nazionali, senatori, assessori, consiglieri, presidenti e amministratori in genere: moltissimi tra voi lavorano alacremente nell’interesse della cittadinanza, siate voi stessi uno spot vivente di quanto di buono si è fatto, ed è moltissimo. Non buttiamoci solo la croce addosso. Vanno bene i mea culpa, ma andate tra la gente a parlare delle leggi fatte, dei malavitosi arrestati, della solidarietà profusa in ogni parte del mondo.
Parlate della riforma Brunetta, di quella Gelmini, delle centinaia di 41bis firmati, della Agenzia per i beni confiscati, mostrate le eccellenze della nostra Nazione.
Solo se faremo capire ai cittadini che siamo più bravi dei “comuntristi” riusciremo a recuperare la loro fiducia.
Noi dei Club della Libertà siamo soldati pronti a scendere in trincea nella lotta a quel socialismo reale che sembra voler entrare dalla finestra dopo essere stato buttato a calci dalla porta.
17 maggio 2011
I risultati…

Molte telefonate, molti sms, qualche allusione su Facebook…..e va bene.
Vi dico come la penso su questo primo tempo della tornata elettorale che ha coinvolto qualche milione di italiani.
Io me l’aspettavo. Mi aspettavo che avremmo perso a Torino e Bologna che avremmo balbettato a Milano ma mi aspettavo anche una sonora vittoria a Napoli.
Il dato è evidente: gli elettori del Popolo della Libertà sono perplessi. Ha votato lo zoccolo duro del partito, ma non c’è stato il coinvolgente slancio che invece aveva caratterizzato le scorse competizioni e che aveva prodotto il risultato di aggregare più settori della società.
Oggi i “signor NO” o meglio i “signor NIET” come amo definirli cantano vittoria.
Non si illudano però, aver vinto dove era scontato ed aver avuto un significativo risultato che consente loro di andare al ballottaggio nell’ex feudo forzista, non può giustificare alcun trionfalismo.
Il problema, è evidente, è il Nord d’Italia. Al centro ed al Sud il PDL tiene ed in qualche caso aumenta le preferenze. Al Nord non siamo stati in grado di spiegare all’elettorato tutto il bene che questo Governo ha fatto per l’Italia.
La Lega ha perso e questo è un altro dato da analizzare.
Probabilmente vinceremo a Napoli, su Milano non ho idea.
Se il Presidente scende in campo con tutta la sua forza la spuntiamo, se invece continua a tenere un low profile, la vedo brutta.
Questo risultato dovrebbe produrre, in un partito sano e serio, alcuni effetti il primo dei quali si chiama R I N N O V A M E N T O della classe dirigente.
Nel PDL vi sono alcuni deputati o senatori in gamba che hanno la sufficiente esperienza ed il sufficiente appeal da consentir loro di prendere in mano la situazione.
Mi riferisco ad Angelino Alfano od a Maurizio Lupi ad esempio. E’ evidente che il triumvirato Bondi-Verdini-La Russa non può sobbarcarsi il peso di questi risultati senza pensare di poter dare il proprio contributo da una posizione più defilata. Vanno ringraziati i nostri coordinatori e vanno aiutati a trovare una “exit-strategy” che consenta loro di lavorare su diversi fronti per il partito cui hanno dedicato e dedicano cosi tante energie.
Nel PD governano ancora i sessantenni, noi siamo più giovani, siamo più determinati ed abbiamo una visione della vita e della società basata su valori e principi sani, loro sono soltanto contro qualcosa o qualcuno e mai a favore di qualcosa o qualcuno.
La lezione del “continente” serva anche alle nostre latitudini per avviare una seria e profonda riflessione in vista degli importantissimi appuntamenti elettorali che ci attendono, appuntamenti a cui non possiamo arrivare impreparati, litigiosi e confusi.
Ho fiducia che i nostri giovani dirigenti sapranno darci le giuste motivazioni e sapranno indicarci la giusta via per trovare, finalmente, un percorso di riscatto e rinnovamento del Sud d’Italia.
Intanto piangiamo con un occhio sapendo che i “signori” di FLI contano quanto il 2 di coppe con la briscola a bastoni e che non ci hanno danneggiato per nulla. Granata, Bocchino, Briguglio, come sempre, hanno sbagliato a fare i conti.
24 gennaio 2011
Totò Cuffaro

Questo scritto è di Francesco Cossiga, lo riprende oggi Lino Jannuzzi su ilVelino
“Ma che volete? – domanda il presidente emerito
della Repubblica Francesco Cossiga – Vengo a sapere che hanno
messo sotto controllo il telefono di un amico e non glielo
dico? Non gli raccomando di stare attento a quello che dice,
a cominciare da quando gli telefona la moglie? In Sicilia
poi, se hai saputo che mi controllano il telefono e non me lo
dici, allora si’ che sei un criminale, un “infame”. Se poi
sei Toto’ Cuffaro, sei nato a Raffadali, figlio di due
maestri di scuola, la mamma e il papa’, sei stato a scuola
dai salesiani e al liceo classico “Don Bosco”, e durante le
ricreazioni hai giocato e hai mangiato pizzette e pasta
cresciuta con i compagni, che sono cresciuti con te e gia’
all’universita’ a Palermo ti hanno votato e ti hanno eletto
negli organismi rappresentativi studenteschi, e poi ti hanno
dato 20 mila preferenze per mandarti subito a Palazzo delle
Aquile, e 80 mila gia’ la prima volta per eleggerti a Palazzo
dei Normanni, e hanno superato il milione e seicento mila
voti per farti Governatore della Sicilia, l’isola che tu hai
affidato alla Madonna, e piu’ di un milione e seicento mila
uomini e di donne, di vecchi e di giovani, che hai baciato
uno per uno durante la campagna elettorale, ma anche dopo,
ogni giorno, tutti i giorni, e quando sei finito sotto
processo, tanti di loro sono venuti con te, per 50 chilometri
di pellegrinaggio, fino a Santiago di Compostela, e tu che
fai? Vieni a sapere che gli hanno messo il telefono sotto
controllo, ai tuoi compagni di banco, ai tuoi elettori di
sempre, ai tuoi amici pellegrini, e non glielo dici?
Ammesso che sia vero, ammesso che veramente Toto’ Cuffaro ha informato un amico che gli controllavano il telefono, perche’ questa e’ l’accusa per
cui e’ stato condannato, questa e’ mafia? Nemmeno per il
giudice che l’ha condannato per favoreggiamento questa e’
mafia. Del resto, lo facevano persino i due marescialli della
Procura di Palermo, Giorgio Riolo e Giuseppe Ciuro, quello
che sedeva nella stessa stanza del pm Antonio Ingroia e
quello che collaborava con il sostituto Guido Lo Forte,
quelli stessi che per conto della Procura mettevano le cimici
nelle case degli indagati, e poi li avvertivano. Le “talpe”
erano gli stessi gatti mammoni della Procura antimafia,
quelli che davano la caccia ai topi della mafia. Come facevo
a pensare a male -ha detto uno dei due marescialli, quello
che spiava e insieme informava Michele Aiello, il Re Mida
delle cliniche, se Aiello faceva i bagni di mare assieme al
pm, se d’estate stavamo tutti e tre sotto l’ombrellone, io
Aiello e il pm? Tutti sapevano. E come potevano non sapere? Nelle carte del processo a Toto’ Cuffaro ci sono le registrazioni di 2 milioni e 800 mila telefonate; per vent’anni, da quando avevano arrestato e processato il
suo leader Lillo Mannino, sono stati messi sotto controllo
tutti i telefoni di Toto’ Cuffaro, quelli di casa, quelli
dell’ufficio, quelli dei bar dove andava a bere e dei
ristoranti dove mangiava, quelli dei negozi dove comprava le
mutande, e quelli di tutti i suoi familiari e di tutti i suoi
collaboratori, e quelli di tutti i suoi amici: in Sicilia,
per i professionisti della Antimafia, sono tutti
presuntivamente “amici degli amici”, e tutti sono
intercettati, specialmente se fanno politica, se sono amici
dei politici. E tutti sanno di essere intercettati. Se non
vengono informati direttamente dalle talpe della Procura,
c’e’ sempre un amico che li mette in guardia: stai attento,
sono intercettato io, ti intercettano quando ti telefono e
quando mi telefoni, poi continuano ad intercettarti solo
perche’ mi hai telefonato. E’ la catena di Sant’Antonio.Vent’anni di intercettazioni e 2 milioni e 800 mila telefonate registrate non sono bastati
a far condannare Toto’ Cuffaro per mafia, il giudice non ha
trovato tracce di mafia in milioni, decine di milioni di
parole registrate su nastro. E nonostante la condanna a
cinque anni di galera per favoreggiamento, per aver avvertito
un amico di stare attento al telefono, Toto’ Cuffaro si e’
sentito liberato dall’incubo: se per vent’anni ho baciato
tanta gente e ho parlato con loro a telefono senza mafiare,
un miracolo della Madonna, a cui ho dedicato la mia Sicilia,
nessun altro ci sarebbe riuscito, posso dirmi contento. Ma la
mafia era in agguato: sfuggita alle tecniche piu’ sofisticate
delle intercettazioni, la mafia si e’ agguattata nella
ricotta dei cannoli. Per festeggiare l’assoluzione per mafia
un pasticciere gli ha regalato due dozzine di cannoli. Non e’
stato nemmeno necessario che Toto’ li mangiasse, e che ne
morisse avvelenato, come pure il cinema aveva immaginato in
una faida tra padrini. E’ bastato che Toto’ li mostrasse e
che lo fotografassero con la guantiera dei cannoli nelle
mani. Cio’ che non e’ riuscito per vent’anni ai
professionisti dell’Antimafia, farlo dimettere e liquidarlo
politicamente, e’ riuscito alla mafia degli sciacalli.E’ una rivelazione anche per i segugi dell’antimafia: queste intercettazioni per cui si spendono miliardi di euro sono inutili, spedite cannoli agli inquisiti”.
18 gennaio 2011
Un “sì” che umilia la sinistra

Vince chi prende più voti. Accade e viene riconosciuto non soltanto in tutte le democrazie del mondo, ma anche in ogni libera associazione, perfino nelle bocciofile emiliane tanto care a Bersani. A Mirafiori il 54% dei dipendenti ha detto sì all’accordo per nuovi investimenti e il 46% ha detto no. Eppure larga parte della sinistra ha festeggiato e brindato.
Sindacalisti, politici, intellettuali e giornalisti hanno raccontato perché e per come ha perso chi ha vinto, con un singolare rovesciamento del significato del voto e quindi della stessa regola principe della democrazia partecipata. Si è parlato di risultato “sul filo del rasoio” (otto punti di differenza non sono proprio niente), si è ragionato di lavoratori, quelli del sì, privi di dignità e orgoglio (“uomini e no” il titolo del Fatto), si è scritto che “hanno detto no quasi tutti” (mandate le tabelline alla direttora dell’Unità), hanno insomma fotografato il referendum applicando il filtro rosso dell’ideologia salottiera di sinistra, grazie al quale il voto “amico” è “più responsabile” e come tale vale doppio.




