LETTERA APERTA ALLA SIGNORA BORSELLINO

26 Dicembre 2007, 10:15

Rita Borsellino 

Gentilissimo Onorevole, io non sono un suo elettore, né mai lo sarò.

Sono un cittadino italiano che ha scelto un mestiere come un altro. Qualcosa che mi andasse a genio e che potesse realizzarmi.Sono Avvocato – e quindi penalista.Ho seguito la vicenda del Dott. Contrada dai giornali, dalla TV dai media. Allo stesso modo ebbi modo di seguire la tragica vicenda del Dott. Borsellino, suo fratello. Invero fui uno dei primi a recarmi in via D’Amelio, ricordo che ero in compagnia di mio padre. Innanzi a noi si parò una scena dell’Apocalisse, fiamme, fumo, allarmi impazziti, ammassi di lamiera. Partecipai ai funerali come altre migliaia di persone liberamente accorse. Fatta questa breve ma doverosa premessa mi permetto di esporle il mio pensiero circa le sue esternazioni. Lei in quanto parlamentare siciliana rappresenta

la Regione senza vincolo di mandato e quindi nonostante non abbia avuto il mio voto anche me. Le domando – gentile signora – far marcire il Dott. Contrada in galera le restituirà suo fratello? Se cosi fosse non starei qui a scrivere. Far morire il Dott. Contrada in galera debellerà la mafia? Se cosi fosse non starei qui a chiedermi perché una persona di buon senso dovrebbe voler male al prossimo. Io non conosco i suoi orientamenti religiosi, ma conosco i miei e quelli della maggior parte degli italiani: siamo cattolici, tolleranti (sin troppo a volte) abbiamo a cuore la sorte del nostro prossimo e non vogliamo male a nessuno. La libertà del Dott. Contrada è d’ostacolo alla sua lotta alla mafia? Veda, ci sono svariati modi per combattere la mafia, io credo che questo non sia uno di quelli. Con questo non voglio dire che nessuno deve andare in galera, ci mancherebbe, voglio solo chiederle se le sembra giusto che un uomo che in queste condizioni non è in grado di far male ad una mosca, che ha già patito anni di galera (all’uopo le ricordo che il dott. Contrada detiene il triste primato di 31 mesi di carcerazione preventiva, roba mai vista), malato, anziano e più di là che di qua sia lasciato a morire in una cella di 4 metri per 2 lontano dagli affetti dei suoi cari e da quelle cure che solo da uomo libero può ricevere. A scanso di patetici equivoci dico anche che l’indignazione per il vile attentato del 19 luglio è in me elevata all’ennesima potenza, ma converrà con me che in tutta la vicenda giudiziaria del Dott. Contrada vi sono dei buchi di non poco conto. Per carità è stato condannato in via definitiva, d’accordo ma non senza tribolazioni giudiziarie di certo rilievo. Inoltre mi pare poco elegante da parte sua intimorire coloro sui quali ricade il compito di decidere affermando  “…coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato”. Il suo giudizio è stato il medesimo quando ad avere la grazia è stato Bompressi, noto brigatista rosso condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Calabresi? Bompressi sparò ad un uomo, Contrada che io sappia no. I familiari di Calabresi corrono il rischio di prendere un caffè nello stesso bar insieme all’assassino del congiunto, Contrada può a mala pena tornarsene a casa o in ospedale. Signora cara, coloro che sono chiamati a decidere lo faranno esclusivamente sulla base delle stesse motivazioni che hanno indotto i legali del Dott. Contrada a chiedere questo provvediemento di portata eccezionale. Lei ha deciso di far politica in uno schieramento che giammai sarebbe stato scelto da suo fratello – è bene ricordarlo – ma mi domando, perché? Per travestirsi da novella eroina e paladina dell’antimafia? O per occuparsi della cosa pubblica e dei primari interessi dei cittadini? Io non la conosco personalmente ma credo che lei sia una persona per bene e che quindi abbia inteso la sua battaglia politica al servizio della collettività. Queste polemiche che non servono a nessuno lasciamole ai Travaglio, ai Luttazzi ed a personaggi di quella levatura. Lei in tutta onestà mi sembra cosa diversa. Con sincera stima.

Avv. Michele Pivetti - cittadino italiano

268 Commenti a “LETTERA APERTA ALLA SIGNORA BORSELLINO”

  1. Angela scrive:

    Caro Michele, condivido tutto fuorchè l’ultima parte. Dopo questa uscita capisco che per la Sig.ra Borsellino non posso provare stima. Sorry.

  2. GEDA scrive:

    mi permetto di dissentire su alcuni punti.

    lei afferma che “far marcire il Dott. Contrada in galera le restituirà suo fratello/sconfiggere la magia?”

    Questa affermazione/domanda é a mio modesto avviso un non senso in termini e mi sorprende che un avvocato come lei possa argomentare la richiesta di grazia per una persona su queste basi.
    Lei sa sicuramente meglio di me che le misure “sanzionatorie” previste dagli ordinamenti servono soprattutto per “sanzionare” e non per prevenire. Ergo condannare una persona non ha mai e poi mai come fine ultimo quello di ricostituire la situazione precedente all’evento criminoso…guardi non mi dilungo sono sicuro che mi ha capito.

    Il signor Contrada é stato o non é stato condannato in via definitiva? a cosa vuole alludere? che significano i dubbi che lei insinua? dove vuole andare a parare?

    La cassazione a suo tempo ha stabilito che le precedenti sentenze erano inappellabili; punto basta. Il resto sono chiacchiere da bar; ancora una volta mi sorpende.

    L’unica cosa su cui sono daccordo con lei é che é un uomo malato e bisognoso di cure. Ed é su questo che si puo fondare la richiesta di grazia…

    Cordialmente

    Giuseppe Di Modica
    cittadino italiano - emigrato all’estero

  3. Michele scrive:

    Gentile signor Di Modica,
    mi spiace non essermi spiegato.
    Veda, io non ho in alcun modo tentato di argomentare una richiesta di grazia per il signor Contrada.
    Io ho scritto due righe alla signora Borsellino da cittadino.
    Ha ragione so esattamente cosa sono le misure sanzionatorie, a che servono e quando si applicano, infatti la mia non era una critica al sistema carcerario che pure andrebbe rivsto in molti punti.
    Inoltre se avrà la cortesia di rileggere con maggior attenzione ciò che scrivo vedrà che non insinuo alcun dubbio, ciò che ho da dire lo dico chiaro.
    Non voglio andare a parare da nessuna parte, invito soltanto la signora ad evitare di esternare presa tra il giustizialismo tipico della più becera sinistra e l’afflato provocato da affetti fraterni mai sopiti (poi un giorno qualcuno mi spiegherà cosa c’entra Contrada con Borsellino).
    Mi consenta sono poco avvezzo a chiacchere da Bar, piuttosto cerco di argomentare cosi come ho fatto.
    Anche a lei domanderei se la stessa indignazione l’ha provata per la grazia a Bompressi o per i permessi premio a Sofri.
    Cordialmente
    Michele

  4. Walter Giannò scrive:

    OT: Michele un link per Blogolandia? Di recente c’è stato lo scoop su Nek…e Rosalio si è incacchiato… Aspetto il tuo post!

  5. Michele scrive:

    Caro Walter,
    perchè non posti integralmente la mia lettera aperta alla signora Borsellino? Mi farebbe piacere.
    (linkato)

  6. Lupin III scrive:

    L’Associazione delle vittime di via dei Georgofili e la Fondazione Caponnetto si sono pronunciate contro la grazia.
    Contrada agiva nelle istituzioni, ma per conto di chi? Se non vuole rispondere a questa domanda deve rimanere in carcere. O forse è perché non risponde che lo si vuole graziare?
    Dal libro di Francesco La Licata: “Storia di Giovanni Falcone” dopo il fallito attentato a Falcone nella sua casa all’Addaura:
    “Capisci cosa è successo? Si è verificata la saldatura. C’è stata la coincidenza di interessi…” Ma tra chi? “Te lo dirò un’altra volta”. Non me lo disse mai più, tuttavia era chiara la sua allusione tra mafia e altri poteri, fossero apparati dello Stato o poteri autonomi che nel tempo si sono serviti e di quegli apparati e della stessa mafia.”
    Propongo uno scambio al ceppalonico: Vallanzasca al posto di Contrada. Vallanzasca almeno non era pagato da noi per delinquere nei servizi segreti e si è sempre esposto in prima persona.

  7. Michele scrive:

    Il parere di quelle rispettabili associazioni vale niente più che il parere di un comune cittadino.

    La citazione tratta da quel libro non vuol dire completamente nulla di nulla!!

  8. Lupin III scrive:

    nessuna pietà per i collusi mafiosi.
    il paese porta questo fardello da troppi anni, la politica ne è complice. I sevizi segreti deviati e corrotti. Il Sig. Contrada parli o tacia per sempre in carcere.

  9. Lupin I scrive:

    Mi scusi,
    non parli a nome di tutto il popolo italiano quando dice che siamo cattolici. Io non lo sono affatto e non condivido assolutamente tutto questo buonismo nei confronti dei mafiosi di qualsiasi genere, dal picciotto al capo boss, passando per coloro che reggono i fili del potere. Pertanto si tenga la sua fede in privato e lasci che questo stato sia libero da ideologie che hanno scatenato le peggiori guerre.

  10. Walter Giannò scrive:

    Michele, ho pubblicato la lettera sull’urban blog di Palermo ed ho messo il tuo nome e cognome nella lista dei collaboratori.

  11. Michele scrive:

    @Walter:Perfetto grazie!
    @Lupin :ho scritto la maggior parte!! O vuole negare che la maggioranza degli italiani sia di fede cattolica? Poi che lei sia ateo non mi sorprende affatto, anzi avrei dovuto farci su una scommessa

  12. Lupin I scrive:

    Sulle “ragioni umanitarie di eccezionale urgenza” che hanno indotto il cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella a istruire immediatamente la pratica per la grazia a Bruno Contrada, condannato definitivamente sette mesi fa a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, bastano le considerazioni di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo: “Il giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere si è pronunciato il 12 dicembre contro il differimento della pena del Contrada poichè le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere o in apposite strutture esterne. Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia e ottenerla in tempi così rapidi, il sovraffolamento delle carceri sarebbe rapidamente risolto”. Se poi Contrada non avesse avviato lo sciopero della fame, ma avesse continuato a nutrirsi, le sue condizioni di salute sarebbero senz’altro migliori. Il detenuto malato dev’essere curato, nell’infermeria del carcere o in ospedale, secondo le leggi vigenti, non essendo la grazia una terapia anti-diabete.

    Quanto alle ragioni giuridiche di un’eventuale clemenza, sono ancor più deboli di quelle umanitarie. Mai è stato graziato un personaggio di quel calibro condannato per mafia. E mai è stato graziato un condannato a distanza così ravvicinata dalla sua condanna (Contrada ha scontato 7 mesi dei 10 anni previsti). Si è molto discusso, a proposito di Adriano Sofri, se il candidato alla grazia debba almeno chiederla o possa riceverla d’ufficio, se debba accettare la sentenza o la possa rifiutare: ma, se anche prevalesse la seconda tesi, sarebbe ben strano graziare un signore, stipendiato per una vita dallo Stato, che ha dipinto i suoi giudici come strumenti in mano alla mafia per condannare un nemico della mafia, giudici al servizio di “un manipolo di manigoldi, di criminali, di pendagli da forca che hanno inventato le cose più assurde mettendosi d’accordo”. E tuttora chiede la revisione del processo. Graziarlo addirittura prima dell’eventuale revisione significherebbe usare impropriamente la clemenza per ribaltare il verdetto della Cassazione: un’invasione di campo del potere politico in quello giudiziario.

    Ultimo punto: sollecitata per un parere dal giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, la Procura di Palermo ha risposto che Contrada non risulta aver mai interrotto i suoi rapporti con Cosa Nostra, ragion per cui si ritiene che potrebbe –una volta libero– riallacciarli.

    Restano da esaminare le possibili ragioni ”politiche” di tanta fretta. Ragioni che risalgono alle sua lunga e controversa carriera di poliziotto e agente segreto alle dipendenze dello Stato, ma al servizio dell’Antistato.

    Già capo della squadra mobile e della Criminalpol di Palermo, già numero tre del Sisde (alla guida del dipartimento Criminalità organizzata) fino al Natale del 1992, quando fu arrestato, Contrada è indicato come trait d’union fra Stato e mafia non solo da una ventina di mafiosi pentiti, ma pure da una gran quantità di autorevolissimi testimoni. A cominciare dai colleghi di Giovanni Falcone, che raccontano al diffidenza che il giudice nutriva nei confronti di “’u Dutturi”: i giudici Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala. E poi Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui colludeva con la mafia). Tutti a ripetere davanti ai giudici di Palermo che Contrada passava informazioni a Cosa Nostra, incontrando anche personalmente alcuni boss, come Rosario Riccobono e Calogero Musso. Nelle sentenze succedutesi in 15 anni, si legge che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; che agevolò la latitanza di Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; che intratteneva rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; che spifferava segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali (come i 10 milioni di lire accantonati dal bilancio di Cosa Nostra, nel Natale del 1981, per acquistare un’auto a un’amante del superpoliziotto); che ha portato al processo falsi testimoni a sua difesa.

    Decisivo il caso di Oliviero Tognoli, l’imprenditore bresciano arrestato in Svizzera nel 1988 come riciclatore della mafia. Secondo Carla Del Ponte, che lo interrogò a Lugano insieme a Falcone, Tognoli ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato Contrada, anche se, terrorizzato da quel nome, rifiutò di metterlo a verbale. Poi, in un successivo interrogatorio, ritrattò. Quattro mesi dopo, Cosa Nostra tentò di assassinare Falcone e la Del Ponte con la bomba all’Addaura. Nemmeno Borslelino si fidava di Contrada. E nemmeno Boris Giuliano: finì anche lui morto ammazzato. Il che spiega, forse, lo sconcerto dei familiari delle vittime della mafia all’idea che lo Stato, dopo aver speso 15 anni per condannare Contrada, impieghi 7 mesi per liberarlo.

    Ma c’è un ultimo capitolo, che sfugge alle sentenze: uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico del “non detto”, o dell’ ”indicibile” sulla strage di via d’Amelio, dove morì Borsellino con gli uomini della sua scorta (ancora oggetto di indagini della Procura di Caltanissetta, che pure ha archiviato la posizione di Contrada). Quel pomeriggio del 19 luglio ‘92 Contrada è in gita in barca al largo di Palermo con gli amici Gianni Valentino (un commerciante in contatto col boss Raffaele Ganci) e Lorenzo Narracci (funzionario del Sisde). Racconterà Contrada che, dopo pranzo, Valentino riceve una telefonata della figlia “che lo avvertiva del fatto che a Palermo era scoppiata una bomba e comunque c’era stato un attentato. Subito dopo il Narracci, credo con il suo cellulare, ma non escludo che possa anche aver usato il mio, ha chiamato il centro Sisde di Palermo per informazioni più precise”. Appreso che la bomba è esplosa in via d’Amelio, dove abita la madre di Borsellino, Contrada si fa accompagnare a riva, passa da casa e, in serata, giunge in via d’Amelio. Ma gli orari - ricostruiti dal consulente tecnico dei magistrati, Gioacchino Genchi - non tornano. L’ora esatta della strage è stata fissata dall’Osservatorio geosismico alle 16, 58 minuti e 20 secondi. Alle 17 in punto, cioè 100 secondi dopo l’esplosione, Contrada chiama dal suo cellulare il centro Sisde di via Roma. Ma, fra lo scoppio e la chiamata, c’è almeno un’altra telefonata: quella che ha avvertito Valentino dell’esplosione. Dunque, in 100 secondi, accadono le seguenti cose: la bomba sventra via d’Amelio; un misterioso informatore (Contrada dice la figlia dell’amico) afferra la cornetta di un telefono fisso (dunque non identificabile dai tabulati), forma il numero di Valentino e l’avverte dell’accaduto; Valentino informa Contrada e gli altri sulla barca; Contrada afferra a sua volta il cellulare, compone il numero del Sisde e ottiene la risposta dagli efficientissimi agenti presenti negli uffici solitamente chiusi di domenica, ma tutti presenti proprio quella domenica. Tutto in un minuto e 40 secondi. Misteri su misteri. Come poteva la figlia di Valentino sapere, a pochi secondi dal botto, che – parola di Contrada – “c’era stato un attentato”? Le prime volanti della polizia giunsero sul posto 10-15 minuti dopo lo scoppio. E come potevano, al centro operativo Sisde, sapere che era esplosa una bomba in via D’Amelio già un istante dopo lo scoppio? Le prime notizie confuse sull’attentato sono delle 17.30. Escludendo che la figlia di Valentino e gli uomini del Sisde siano dei veggenti, e ricordando i rapporti del commerciante con i Ganci, viene il dubbio che l’informazione in tempo reale l’abbia data chi per motivi – diciamo così – professionali, ne sapeva molto di più. Qualcuno che magari si trovava appostato in via D’Amelio, o nelle vicinanze, in un ottimo punto di osservazione (magari il Monte Pellegrino, dove sorge il castello Utveggio, sede di misteriosi uffici del Sisde in contatto con un mafioso coinvolto nella strage e poi frettolosamente chiusi). E attendeva il buon esito dell’attentato per poi comunicarlo in tempo reale a chi di dovere.

    Forse, prima di parlare di grazia a Contrada, si dovrebbe almeno pretendere che dica la verità su quel giorno. Altrimenti qualcuno potrebbe sospettare – con i parenti delle vittime – che lo si voglia liberare prima che dica la verità.

  13. Michele scrive:

    tutte quelle congetture andrebbero censurate perchè sono frutto di opinioni e non di fatti. Ad ogni modo chiedo alla moderazione di non cancellare quel post.
    Per par condicio però segnalo il sito http://www.brunocontrada.info/index.php dove soo contenute non opinioni di pervicaci ed incalliti giustizialisti atei e comunisti ma ATTI GIUDIZIARI che se ciascuno avrà la bontà di leggere chiariranno la vicenda del dott. Contrada.

  14. kociss scrive:

    stringenti le argomentazioni di Lupin I, ma,sbaglio o Contrada non ha ad oggi chiesto la grazia che Lupin I ed altri vorrebbero fosse negata a priori?
    Sbaglio o contrada ha già scontato tre anni (preventivamente)e sette mesi e non solo sette mesi?
    Per amore di obiettività e senza entrare nel merito del giudizio devoluto alla coscienza (ed alle prove)di chi lo ha emesso;

  15. Michele scrive:

    Bravo Kociss!

  16. kociss scrive:

    strano che Lupin I non abbia nulla da commentare agli ultimi eventi del caso….
    che stia cercando di esercitarsi nell’arte del personaggio che interpreta per “trovare”
    anche in questi ultimi “recondite armonie?”
    Buon anno

  17. Lupin I scrive:

    be, tre su 10 mi sembrano pochini, se sta male che venga ricoverato in ambienti idonei ma resti li finchè non sconta la pena e non fa i nomi dei mandanti, oppure la Vs. classe politica lo vuole premiare proprio perchè questi nomi non li ha fatti?

    le legge è uguale per tutti e se sei potente e ricopri cariche istituzionali deve essere ancora più uguale. In italia la legge vale per i poveri perchè chi è capo del governo può farsi le leggi per i propri processi in corso, eleggere il proprio avvocato nella commissione giustizia autoassolversi e autoleggitimarsi con l’opera di giornalisti fido e scarsi politicanti dietro la coda.

  18. Lupin I scrive:

    altro esempio di giustizia sommaria verso i potenti… la tolleranza 0 applicata solo al popolo… a dimenticavo, la legge sugli alcolici… se trovo chi la scritta gli vomito in faccia… fa acqua da tutte le parti e si rigira come uno vuole, grazie Alleanza Nazionale, quelli della tolleranza 0…

    Il vigilante

    Quattro giorni prima di Natale è finito agli arresti domiciliari Cosimo Chianese, 45 anni, segretario particolare dell’ex ministro delle Telecomunicazioni, Mario Landolfi. Chianese, assieme a un bel gruppo di parenti ed amici, è accusato di aver organizzato corsi professionali fantasma in modo da intascare 250.000 euro di finanziamenti dell’Unione europea. Insomma in nome della famiglia, secondo il pm, il segretario di Landolfi derubava la comunità.

    Ma non è tutto. Chianese, faceva di più e di meglio. I magistrati sottolineano che ”utilizzava il telefono cellulare intestato al ministero delle Comunicazioni, nella sua disponibilità quale segretario particolare del ministro protempore (all’epoca era Landolfi, ndr), per intrattenere lunghe telefonate con i congiunti al fine di consentire loro l’autoricarica”.

    Landolfi oggi è presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Se fosse nato in Inghilterra, invece che in Italia, si sarebbe già dimesso: chi non riesce a vigilare sul proprio segretario è difficile che riesca a vigilare su un’azienda con migliaia di dipendenti.

    Anzi, mi correggo, Landolfi anche nel Regno Unito non si sarebbe dimesso. A Londra, infatti, un incarico come il suo non esiste. Oltremanica non è il parlamento a vigilare sulla Bbc, ma è la Bbc che vigila sull’attività dei parlamentari e dei loro collaboratori. Una differenza che spiega bene perché questa singolare notizia, come quella dell’apertura di un’indagine per corruzione contro lo stesso Landolfi, sul piccolo schermo non abbia di fatto trovato spazio.

  19. Lupin I scrive:

    continuo dicendo…
    i ns. cari politici e i loro amici (mafiosi, corruttori, giudici, gionalisti e avvocati) sembrano sempre innocenti per “definizione”.

    anche a Norimberga accadeva ciò… e voi gli credete? lei sig. pivetti, da avvocato, se uno le chiedesse di difenderlo in giudizio, gli consiglierebbe di dichiarare di essere colpevole o innocente fino alla morte?

    Autocertificazione

    “Il caso Contrada è l’ennesima vergogna italiana: un uomo di 76 anni, che ha dedicato la sua vita al servizio dello Stato, sta morendo in carcere (…) per reati che ha sempre negato di aver commesso”
    (Francesco Storace, leader de La Destra, storace. it, 22 dicembre 2007)(quello che faceva spiare i politici concorrenti dai servizi segreti, proprio un parere autorevole.. quello della tolleranza 0 verso gli immigrati…)

    -Presidente: “Hermann Wilhelm Göring!”.
    -Hermann Wilhelm Göring: “Prima di rispondere alla domanda dell’Alta Corte, se io mi riconosco o meno colpevole…”.
    -Presidente: “Ho comunicato alla Corte che gli imputati non hanno il diritto di rendere dichiarazioni. Lei deve dichiararsi colpevole o non colpevole”.
    -Göring: “Ai sensi dell’accusa, mi dichiaro non colpevole.
    -Presidente: “Rudolf Hess!”.
    -Rudolf Hess: “No”.
    -Presidente: “La risposta va protocollata come ‘non colpevole’… Joachim von Ribbentrop!”.
    -Joachim von Ribbentrop: “Ai sensi dell’accusa, mi dichiaro non colpevole”.
    -Presidente: “Wilhelm Keitel!”.
    -Wilhelm Keitel: “Mi dichiaro non colpevole”…
    (Processo di Norimberga, 21 novembre 1945)

  20. Lupin I scrive:

    in merito alla questione P2 che mi censuri sempre… Questo diceva il presidente Sandro Pertini nel suo discorso di fine anno, 31/12/1981:

    ….LA QUESTIONE DELLA P2. MI SI INTENDA BENE PERCHE’ NON VOGLIO CHE ANCORA UNA VOLTA IL MIO PENSIERO SIA TRAVISATO. QUANDO IO PARLO DELLA P2 NON INTENDO COINVOLGERE LA MASSONERIA PROPRIAMENTE DETTA, CON LA SUA TRADIZIONE STORICA. PER ME ALMENO, UNA COSA E’ LA MASSONERIA, CHE NON E’ IN DISCUSSIONE, UN’ ALTRA COSA E’ LA P2, QUESTA P2 CHE HA TURBATO, INQUINATO LA NOSTRA VITA.
    I GIURISTI STANNO DISCUTENDO SE LA P2 CADA O NON CADA SOTTO IL CODICE PENALE, SE E’ UN’ ASSOCIAZIONE A DELINQUERE. SONO COSE CHE A ME NON INTERESSANO PER IL MOMENTO. IO GUARDO AD UN ALTRO CODICE, CHE E’ IL CODICE MORALE, IL CODICE MORALE CHE OGNI UOMO, SPECIALMENTE OGNI UOMO POLITICO, DOVREBBE PORTARE SCRITTO NELLA SUA COSCIENZA. EBBENE, LA P2 CADE SOTTO QUESTO CODICE MORALE. VI E’ UN PROVERBIO CHE SI USA DIRE: CHE LA MOGLIE DI CESARE NON DEVE ESSERE SOSPETTATA. MA PRIMA DI TUTTO E’ CESARE CHE NON DEVE ESSERE SOSPETTATO .

    ED ALLORA OGNI SOSPETTO DEVONO ALLONTANARE DALLA LORO PERSONA GLI UOMINI POLITICI, NON POSSONO RIMANERE, NON PUO’ RIMANERE AL SUO POSTO CHI E’ STATO INDIZIATO IN QUESTA TRAPPOLA DELLA P2. LA P2 SI PREFIGGEVA DI COMPIERE ATTI CONTRO LA COSTITUZIONE, CONTRO LA DEMOCRAZIA E CONTRO LA REPUBBLICA. E QUINDI COLORO CHE FACEVANO PARTE DELLA P2 DOVRANNO RISPONDERNE PRIMA DI TUTTO DINANZI ALLA LORO COSCIENZA, DINANZI AI LORO PARTITI E, SOPRATTUTTO, DINANZI AL PARLAMENTO. NON VI PUO’ ESSERE IN QUESTO CASO ALCUNA COMPRENSIONE ED ALCUNA SOLIDARIETA’ . E RIPETO QUELLO CHE HO DETTO ALTRE VOLTE: QUI LE SOLIDARIETA’ PERSONALI, LE SOLIDARIETA’ DI PARTITO, DIVENTANO COMPLICITA’…

  21. Lupin I scrive:

    sulla questione che gli italiani sono per la maggior parte cattolici dissento, non sul n. ma sulla fede. Quanti di questi è veramente cattolico? quanti si rifugiano dietro qualcosa? quanti rispettano e seguono gli insegnamenti di Gesù? Non mi faccia ridere, io probabilmente ho molto più rispetto di lei e di molti altri della fede, qualunque essa sia. Cmq la scommessa l’ha persa, perchè non sono affatto ateo.

  22. Michele scrive:

    ……….e menate varie………..

  23. Jana scrive:

    Sarebbe opportuno ed importante che i vari commentatori che si succedono andassero a visitare il sito di Bruno Contrada segnalato da Michele in qualche risposta fa. Io sono convinta che è illuminante sulla vicenda…Soffermatevi, poi riflettete, infine, se volete, riscrivete.

  24. Lupin I scrive:

    voi fate l’avvocato del diavolo io faccio l’accusa, almeno ristabiliamo la ParCondicio

    http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/contrada.html

  25. Babi scrive:

    Io credo che Michele, Jana e Kociss abbiano ragione.
    Tu caro Lupin I, II o III fai copia incolla da altri blog/siti, sei standardizzato. Invece di putare sentenze perchè non leggi atti giudiziari che sono presenti sul sito di Contrada??

  26. Lupin I scrive:

    perchè un imputato difficilmente si dichiara colpevole e dei servizi segreti italiani non mi fido.

  27. Jana scrive:

    Mi chiedo come si possa essere tanto inflessibili ed ostinatamente disumani di fronte a un caso che quanto meno deve suscitare dubbi e perplessità…Perchè così tanto unidirezionali? Tutti siamo a favore della legalità - ci mancherebbe - e tutti, quelli di buon senso almeno, vogliamo la verità dei fatti. Ciò non toglie che le incongruenze debbano far riflettere, e che, come ha scritto Michele nella sua lettera a Rita Borsellino, tenere il dottor Contrada in carcere in questo stato vergognoso non aiuta di certo la lotta antimafia nè risarcisce alcuno delle tragedie passate. E sinceramente non credo che la certezza della peni c’entri molto. Essere agguerriti contro il male certo e identificato va bene, contro un uomo indifeso e quasi inascoltato, per il quale in tanti hanno testimoniato favorevolmente, no.

  28. Lupin XVI scrive:

    Ha sentito parlare di quello che è morto in carcere in seguito alle percosse degli agenti perchè coltivava la alcune piantine di canapa?

    Ha sentito nessun ministro indignarsi?
    Qualche intellettuale gridare?

    Il silenzio più assoluto. Era giusto che stava in carcere e che morisse così.

    Non auguro la morte a Contrada, se sta male che venga curato in ambienti idonei (esistono gli ospedali, per me ci può stare tutto il tempo che ne ha bisogno e ricevere tutte le cure del mondo come tutti hanno diritto) se ha invece il mal di galera mi dispiace per lui. Lui è fortunato almeno. Non è un cittadino come gli altri. Per lui si muovono intellettuali, politici di spicco, ministri, giuristi di ogni genere. Perchè in Italia la legge è uguale per tutti solo a parole.

    Finchè non ristabiliamo questo principio fondamentale la nostra democrazia sarà malata e il male peggiore che possa intaccare una democrazia è la corruzione degli apparati legislativi/esecutivi/giudiziari.

    Il Sig. Contrada è accusato “proprio” di questo. E vuole essere salvato proprio da coloro che stanno nelle camere del potere. Parte della ns. casta che ha ridotto l’italia in un colabrodo. Se questa la chiamate democrazia, io ne sono felicemente fuori.

  29. Jana scrive:

    Certamente ne ho sentito parlare, e certamente mi sono indignata chiedendomi, purtroppo inutilmente, come adesso, che cosa noi cittadini comuni, civili e attenti, potevamo fare…Me lo chiedo ogni volta che inciampo in un’ingiustizia del genere, e da cittadina, ripeto,e da giornalista, come posso, pur se nel mio piccolo, infimo spazio quotidiano, cerco di attivarmi, di sopravvivere, e di coinvolgere la sensibilità e la coscienza altrui…Spero in una vita in cui la legge sia inequivocabilmente uguale per tutti, in cui i diritti civili vengano rispettati in maniera “inevitabile”, e da radicale convinta e fiduciosa - ma questo c’entra poco o fino a un certo punto - la situazione delle carceri mi provoca apprensione e smarrimento. Non si vuole privilegiare Contrada a dispetto dei tanti, troppi, casi comuni dimenticati, ma cerchiamo di non sbagliare per amore di un eccesso contrario, che vuole punire Contrada proprio perchè “titolare” di tale nome e carica sociale…

  30. Lupin XVI scrive:

    il potente non ha bisogno di vantaggi, è già avvantaggiato, è per questo che la giustizia deve fare il suo corso senza sconti e la politica starne lontana. I giornalisti sono il 4° apparato che non ho messo, la colpa è anche loro. Non dico di lei, piccola, ma dei grandi mezzi di comunicazione.

  31. Lupin XVI scrive:

    mi scusi, volevo dire di privilegi, è già più privilegiato di altri. Le pare che se ero io accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ancora ero sotto processo? o il ministro di disgrazia e ingiustizia si fosse attivato per la mia grazia?

    il punto che in italia, il concorso esterno in associazione mafiosa viene vista come una piccola cosa, d’altronde tanti politici si sono macchiati di questo reato così poi difficile da dimostrare. Anche qualcuno molto eleogiato dallo stesso michele che guardacaso “elogia” anche contrada e la sua grazie.

    certo michele, lo so, marcellino sarà fiero di te picciotto.

  32. Michele scrive:

    Vedi caro anonimo Lupin XVI (attento che l’ultimo XVI di cui ho sentito parlare finì ghigliottinato), adesso mi metto la Toga e ti spiego una cosa. Il concorso esterno in associazione mafiosa GIURIDICAMENTE NON ESISTE.E’ un abominio, un artifizio giuridico creato dal combinato disposto degli articoli 416bis e 110. L’uno riguarda l’associazione criminale, mafiosa, camorristica o altre, l’altro riguarda il concorso.
    Il concorso “esterno” non è previsto dal nostro codice penale. Il concorso è l’apporto decisivo che un soggetto dà per la commissione di un reato. In sostanza la condotta del reo è essenziale affinchè si arrivi alla concretizzazione della fattispecie di reato. Ci siamo?
    Dunque, mi spieghi come si fa a concorrere esternamente?? La Cassazione (complice di questo abominio giuridico)ci dice che concorrere esternamente si può allorquando pur non facendo parte del sodalizio criminoso si agevoli lo stesso in ragione del proprio ufficio, della propria posizione professionale, politica et cetera. Quindi si rifà ad un principio cardine del diritto penale che dice che essere a conoscenza di un reato e non impedirlo quando se ne ha la possibilità equivale grossomodo a commetterlo.
    Fatta l’impalcatura del famoso concorso esterno in associazione mafiosa, veramente fragile ma della quale si abusa ad ogni occasione occorre un elemento essenziale per la consolidazione del reato: il dolo!
    Quella cosetta che detto in poche parole vuol dire: so che sto per commettere un reato e non me ne frega niente.
    Domanda facile facile: hai letto le carte del processo Contrada? Hai letto le dichiarazioni di Generali, Prefetti, Poliziotti, Cittadini? O ti sei letto solo quelle di un paio di galeotti ex assassini, ex mafiosi, ex delinquenti??
    Poi un ultima considerazione sulla tua - come al solito - infelice considerazione.
    Il dott. Dell’Utri credo sia fiero di me, d’altronde me lo ha ribadito qualche giorno fa e ti svelerò un segreto: io lavoro per far si che lui sia sempre fiero di me. In quanto al picciotto, ebbene si essendo io palermitano sono un picciotto, figlio di Sicilia, orgoglioso di esserlo.Faccio parte di quelle poche perone che non si piangono addosso ma che nel loro piccolo si sforzano di essere sempre positivi e propositivi.
    Buon anno anche a te e che il 2008 ti riconduca a più miti ragionamenti

  33. Lupin XVI scrive:

    infatti hai ragione, questo reato è stato oggetto di molte controversie ma io non lo sottovaluterei, sopratutto nel “sistema italia”.

    …La Corte Suprema ha stabilito che il concorso esterno nel delitto associativo riguarda “quei soggetti che, sebbene non facciano parte del sodalizio criminoso, forniscano, sia pure mediante un solo intervento, un contributo all’ente delittuoso tale da consentire all’associazione di mantenersi in vita, anche limitatamente ad un determinato settore, onde poter conseguire i propri scopi”. (Cass. Sezioni Unite Penali, 5 ottobre 1994).

    E’, pertanto, necessario non solo che il “concorrente esterno” abbia tenuto una condotta chiaramente espressiva della sua disponibilità a partecipare all’associazione, ma anche che abbia agito con la coscienza e la volontà di concorrere alla realizzazione del particolare programma delinquenziale. Se mancano queste condizioni - è stato stabilito - le attività di semplice supporto, agevolazione, fiancheggiamento, compartecipazioni nei singoli reati non possono ritenersi un concorso esterno all’associazione, ma devono essere diversamente qualificate dal punto di vista penale.

  34. Michele scrive:

    si bravo e quindi??
    Le sentenze le sappiamo copiare e incollare tutti. Nel caso di specie però le condotte meritevoli di rimprovero penale restano alquanto controversie. Se hai la bontà di discutere sulle carte che trovi sul sito del dott. Contrada bene, altrimenti fai solo polemica spicciola.

  35. Lupin XVI scrive:

    estratto da un intervento di Vittorio Grevi
    (Professore Ordinario di Procedura Penale)

    In simili ipotesi, quando un detenuto si trovi in condizioni di salute così gravi da non poter essere fronteggiate in carcere, la direzione giusta è quella fisiologicamente suggerita dalle leggi dettate al riguardo.

    In primo luogo, per l’appunto, vi è la possibilità per il magistrato di sorveglianza di disporre il ricovero del detenuto in un ospedale civile, per assicurargli le cure necessarie (e così è avvenuto per Contrada, trasferito all’ospedale Cardarelli di Napoli, ed ivi sottoposto a piantonamento).

    In secondo luogo, quando la gravità delle condizioni di salute del detenuto sia tale da risultare incompatibile con la prosecuzione dello stato detentivo, la prospettiva meglio praticabile, trattandosi di condannato definitivo, è quella di richiedere al tribunale di sorveglianza il rinvio della esecuzione della pena: cioè un provvedimento che ne comporta la sospensione, e quindi la liberazione temporanea del recluso.

    Proprio questa prospettiva risulta tuttora aperta nei confronti di Contrada, e anzi la relativa udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Napoli è stata addirittura anticipata al prossimo 10 gennaio, evidentemente sulla base di una valutazione di urgenza, che non era stata invece condivisa, nemmeno 20 giorni fa, dal magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere: il quale, altrimenti, avrebbe potuto provvedere al rinvio in forma provvisoria.

    In ogni caso, attraverso i due suddetti passaggi (ricovero in ospedale civile ed anticipazione della udienza sulla richiesta di rinvio), il detenuto Contrada ha visto tutelate, per quanto possibile, sia le sue esigenze sanitarie, sia le conseguenti aspettative ad ottenere, ove se ne accertino i presupposti, il differimento della esecuzione della pena.

    Se queste sono le linee di intervento legislativamente previste in circostanze del genere (la detenzione domiciliare non è ammessa, invece, nel caso dei delitti di mafia), non può non destare sconcerto il polverone sollevato, nei giorni scorsi, da una «supplica» di grazia inviata dall’avvocato di Contrada al Presidente Napolitano, e da questi correttamente trasmessa al ministro della Giustizia, secondo prassi, per le incombenze di rito.

    A parte ogni altra possibile considerazione (legata, per esempio, al tipo di reato commesso ed alla misura della pena sinora espiata) deve essere chiaro, infatti, che un provvedimento eccezionale come la grazia, ispirato a «finalità essenzialmente umanitarie», intanto potrebbe giustificarsi nei confronti di un condannato in precarie condizioni di salute, in quanto non fossero esperibili, allo scopo, gli ordinari rimedi predisposti dal sistema.

    Ma non è questa, come si è visto, la situazione di Bruno Contrada. Il quale, per contro, se volesse contestare come «ingiusta» la sentenza che lo ha condannato, non avrebbe altra via che quella di chiedere la revisione del processo.

  36. octopussy scrive:

    ancora co ste menate……la verità è che Contrada è scomodo per tutti. Prima marcisce e meglio è.Lupin dimostri do non avere un briciolo di cervello tuo.ragioni per partiti presi

  37. Jana scrive:

    Per Michele
    Solo una domanda: l’indirizzo di posta elettronica indicato in alto nell’home page che ti riguarda è sempre valido?
    Per gli altri: perchè farcire di astio e aggressività un argomento come quello del rispetto umano e della verità dei fatti che, in fondo e comunque, ci accomuna tutti?

  38. Michele scrive:

    @Jana: ineffetti è in basso a sx ;-).
    La risposta è si la mia mail è info@michelepivetti.com . La leggo almeno una volta al giorno.

    Nel merito: la tua domanda è utile ma temo che non avrà risposta da parte di alcuno

  39. Talita scrive:

    A Lupin XVI. A parte il fatto che evidentemente ti diverte l’attività del copia/incolla – ed è tuo diritto divertirti come ti pare – nell’ambito del parere di Vittorio Grevi è ineffabile il fatto che l’emerito professore ritenga che il detenuto Contrada abbia visto tutelate, per quanto possibile, le sue esigenze sanitarie: rientra in tale tutela anche il fatto di sottoporsi in manette ad accertamenti sanitari e radiografie??? Complimenti al chiarissimo e anche a Lupin.

  40. Talita scrive:

    All’avvocato Michele Pivetti. Leggendo i post nel tuo blog, risulta che non è sempre chiara la differenza tra la richiesta di grazia e la richiesta del differimento della pena per consentire a un detenuto malato di curarsi. Considerando che GEDA si meraviglia di te come avvocato, fa’ l’avvocato e spiegagli la differenza, magari prendendo a esempio il caso Sofri (che, per quanto mi risulta, NON è in ospedale). Ciao

  41. kociss scrive:

    confermo l’impressione che Lupin si dia enormemente da fare per tenere fede al suo pseudonimo, dimostrando che rubacchiando qua e là si riesce a farsi notare!!
    Per il resto il semplice fatto di proporsi come “accusa” prova certamente che per lui il termine equivale a inquisitore e per di piu’ santo e che il suo dito indice vale piu’ della sua humanitas!
    D’altro canto in quella che era la culla del diritto e che è divenuta il diritto in culla
    se si discute di responsabilità perchè l’accusato “non poteva non sapere”……

  42. Michele scrive:

    @Talita:
    vedi, dubito che vestire la Toga e spiegare la differenza tra l’istituto eccezionale della Grazia e quello del differimento di pena a taluni personaggi possa risultare utile. Naturalmente il tuo esempio su Sofri è assolutamente pertinente e calzante, ma nella mia lettera alla signora Borsellino prendo ad esempio un compare di Sofri: Bompressi. Lui è stato graziato pur avendo materialmente sparato. A questo esempio ed a questa domanda nessuno mi ha saputo o voluto rispondere, segno evidente di un certo imbarazzo.
    Lupin è un tizio che vive di copia-incolla. Prima o poi copierà e incollerà anche se stesso pensando di aver fatto una furbata.
    Detto questo aspetto con ansia il parere del Sen. Jannuzzi col quale proprio ieri ho parlato di questo mio post.
    Vi terrò aggiornati

  43. Michele scrive:

    @kociss:
    il motto “non poteva non sapere” è stato il grido di battaglia di taluna magistratura contro Berlusconi per anni e anni. Alla fine un pugno di mosche.Il dott. Contrada è stato più sfortunato, ma sono convinto che anche per lui esisterà un giudice a Berlino

  44. kociss scrive:

    vorrei avere la sua fiducia che è esattamente come era la mia tanti,troppi anni fa…

  45. Lupin XVI scrive:

    Sempre su Contrada…

    L’unico antidoto al colpo di spugna è la conoscenza approfondita dei fatti. Per questo, da oggi, il nostro blog riporta le due sentenze decisive del processo Contrada: le conclusioni di quella del Tribunale di Palermo (1700 pagine), che nel 1996 condannò Contrada a 10 anni; e il testo integrale (700 pagine) di quella del secondo processo d’appello, che nel 2006 ricondannò Contrada a 10 anni (dopo che la Cassazione aveva annullato l’assoluzione nel primo appello) e fu definitivamente confermata nel maggio 2007 dalla Cassazione. Così ciascuno potrà toccare con mano la solidità delle accuse e dei riscontri trovati dai giudici alle parole dei mafiosi pentiti, ma soprattutto la mole di testimonianze rese da magistrati, questori, poliziotti, cittadini incensurati e servitori dello Stato, perlopiù intimi di Falcone e Borsellino, su questo traditore dello Stato che oggi pretenderebbe addirittura la grazia e il grazie dallo Stato. Il grazie dalla mafia, invece, l’ha già ricevuto in abbondanza.

    Conclusioni Sentenza 1° Grado (1996)
    Sentenza d’appello (2006)

    i link saranno disponibili quando sarà postata anche la sentenza di assoluzione

  46. Talita scrive:

    A Michele. A suo tempo, ho letto con entusiasmo la tua lettera alla signora Borsellino (nel blog di Paolo Liguori) sia per i concetti espressi sia per la buona forma italiana con cui sono stati espressi (oggi, merce rara). Preferisco però portare a esempio Sofri, anziché Bompressi, perché l’humanitas pelosa di una determinata parte potrebbe contrapporre il fatto che Bompressi è malato di cancro, mentre Contrada è affetto “soltanto” dalle seguenti patologie: ischemia, patologie broncopolmonari, diabete all’ultimo stadio, eczema e depressione. Per alcuni soloni non solo si tratta di quisquilie, ma di “indisposizioni” che colpiscono gran parte dei detenuti! Sofri, invece, accusa problemi alla gola che però – per quanto io sappia – non l’hanno mai ostacolato nel rilasciare interviste e/o svolgere un’imprescindibile funzione di opinionista sia quando era all’interno del carcere sia ora che è in libertà.
    Per quanto riguarda la famiglia Borsellino, sono sempre più profondamente colpita dalle parole e dagli atti dei suoi componenti: 1) dal tono minaccioso della sorella del Giudice defunto nei confronti delle istituzioni che intendano provare pietà nei confronti di Contrada; 2) dal ricorso che – secondo i giornali – stanno preparando la vedova e i figli del Giudice, i quali hanno ottenuto un risarcimento di 3 milioni 360 mila euro, anziché i 5 milioni richiesti (ma ALTRI parenti di vittime di mafia non hanno ottenuto alcunché); 3) dalle parole del fratello del Giudice, che ha rilasciato dichiarazioni perfino più “forti” rispetto a quelle della sorella. Infine: sono certa che spiegare e ancora spiegare – a chi non sa e anche a chi finge di non sapere – è sempre utile. Personalmente, ho deciso di impiegare un po’ del mio tempo nel blog di Liguori per dibattere il caso Contrada (che coinvolge vari altri problemi essenziali per la nostra società), puntando sui fatti e non sul “sentito dire”…

  47. Lupin XVI scrive:

    per i fatti leggiti le sentenze. Quelli sono i fatti, il resto è chiacchiere.

  48. Talita scrive:

    Se il provetto copia/incollatore Lupin XVI si rivolge a me con il commento delle 15:18, lo ringrazio per il consiglio, ma devo purtroppo fargli presente che ho sufficienti capacità per determinare autonomamente che cosa considerare fatti e che cosa considerare chiacchiere. Grazie, comunque, per l’interessamento.

  49. Lupin XVI scrive:

    de nada, si figuri.

  50. serafino scrive:

    seguo questo blog ogni giorno anche se non scrivo molto.faccio i miei complimenti all’avvocato michele pivetti che si dimostra un giovane capace e perbene.
    su contrada vorrei dire che ieri il magistrato di santa maria capua vetere ha rigettata l’istanza di differimento della pena.ossia una condanna a morte.saranno contenti in molti suppongo a cominciare da quel tizio dei cartoni animati

  51. GEDA scrive:

    Gentile Michele,
    si riferisce a qualcuno in particolare con l’espressione “taluni personaggi” a cui non può risultare utile farsi spiegare da lei la differenza tra l’istituto della Grazia e quello della pena”? e per quale ragione?

    PS: riguardo Bompressi non ho nulla da dire perché non sono abbastanza informato sulla vicenda.

  52. GEDA scrive:

    refuso: “del differimento della pena”

  53. Michele scrive:

    Scusi GEDA dove ho scritto quella frase? Non la trovo può indicarmela?Grazie, sarò felice di risponderle

  54. GEDA scrive:

    commento del 7 Gennaio 2008 alle 09:10

  55. Michele scrive:

    Grazie,
    no non era riferito di certo a lei. Mi spiace abbia interpretato male.

  56. GEDA scrive:

    grazie a lei.

  57. Talita scrive:

    Mi associo a Serafino. Un uomo malato è stato appena condannato a morire in carcere. Prescindendo dal fatto che sia giusto o meno – ma, insomma, l’Italia ha già dato, promuovendo la moratoria sulla pena di morte! – i grandi giornali ne parlano? No, silenzio!
    A tale proposito è opportuno sapere che:
    1) la richiesta di differimento della pena per Contrada è stata respinta dal Tribunale di sorveglianza di Napoli, il cui presidente è il magistrato Angelica Di Giovanni. La Di Giovanni, in occasione di un provvedimento disciplinare nei suoi confronti, è difesa dall’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, che è poi il magistrato che ha condannato Contrada (a quei tempi, infatti, non mi sembra di aver notato grandi differenze tra magistrati inquirenti e giudicanti a Palermo). Dunque la Di Giovanni stessa si è pronunciata contro una persona a suo tempo condannata dal suo attuale difensore, ossia Giancarlo Caselli. Io non ho elementi per dubitare dell’onestà e del senso di giustizia della Di Giovanni, ma non mi sembra per niente corretto che sia stata proprio lei a decidere in questo caso…
    2) In quel tribunale c’è stato un brutto precedente: nel 2004 dovette decidere per il differimento della pena o per gli arresti domiciliari di Francesco Racco, un commerciante ambulante calabrese di 58 anni detenuto nel carcere di Secondigliano, dove doveva scontare una condanna a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa. Gravemente malato, il Racco era stato trasferito dalla Calabria a Secondigliano per sottoporsi tre volte alla settimana alla dialisi nel centro clinico. Il suo avvocato chiese più volte il differimento della pena, gli arresti domiciliari o almeno gli arresti in ospedale, ma il Tribunale respinse tutte le domande (di cui l’ultima fu presentata 14 aprile e respinta il 9 giugno 2004): nel mese di luglio 2004 il Racco fu trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli, dove giunse cadavere.
    Dunque potremmo affermare che nella nostra Italia rifiutiamo la pena di morte, eccetto che si tratti di persone condannate per mafia. E ancora, citando Orwell: tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

  58. Lupin III scrive:

    mi censurano i link perchè non c’è la sentenza di assoluzione (evidentemente non esiste)….

    Si, sono contento che Contrada resti in carcere.
    La legge prevede tutte le garanzie per la salute dei detenuti.
    Contrada vuole le sue garanzie. Ma sta in uno stato con e ne era pure rappresentante. Quindi sconti la sua condanna e pianga di meno.

  59. Michele scrive:

    @Talita: pienamente d’accordo con te in tutto e per tutto.

    @LupinIII: la sentenza esiste, si vede che sei poco infomrao. Detto questo ti auguro di non dover avere a che fare mai con la giustizia (?) penale italiana

  60. Lupin III scrive:

    x Michele
    perchè non la pubblichi allora o non mi dai un link dove posso consultarla? Dico veramente.

  61. Lupin III scrive:

    ok, mi sono andato a spulciare le cose da solo a differenza di altri bravi giornalisti che te le pongono su un piatto d’argento.
    Leggo che quella sentenza è stata annullata nel giro di poco tempo e dopo ricodannato in secondo grado.

    “Il primo processo a suo carico, iniziato il 12 aprile 1994, si concluse il 19 gennaio 1996, quando, al termine di una requisitoria protrattasi per ventidue udienze, il pubblico ministero Antonino Ingroia chiese la condanna a dodici anni.
    Il 5 aprile 1996 i giudici disposero dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Il 4 maggio 2001 la Corte d’Appello di Palermo lo assolse con formula piena; il 12 dicembre 2002 la Corte di Cassazione annullò la sentenza di secondo grado, ordinando un nuovo processo davanti ad una diversa sezione della Corte d’Appello di Palermo.
    Il 26 febbraio 2006 i giudici di secondo grado confermarono, dopo 31 ore di camera di consiglio, il verdetto di primo grado che condannava Bruno Contrada a 10 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali[1].
    Il 10 maggio 2007 la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna in appello [2]. Contrada venne rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, vicino Napoli e vi permane tuttoggi.”

  62. Talita scrive:

    A Lupin III (commento 9 Gennaio 2008 alle 20:54). Sono rimasta colpita dalla tua affermazione “Si, sono contento che Contrada resti in carcere” (per inciso e senza polemica, ti consiglio di accentare l’avverbio di affermazione: “sì”, in quanto “si” è una particella pronominale).
    Tornando alla tua affermazione, sono sinceramente curiosa di comprendere il perché della tua contentezza: vuoi dire che gioisci nel vedere un uomo malato morire in carcere? Oppure pensi che, se Contrada morirà in carcere, la mafia sarà sconfitta? Oppure ritieni che, facendo soffrire a Contrada le cosiddette “pene dell’inferno”, il suo esempio varrà a dissuadere i mafiosi dal continuare a essere mafiosi? Se è così, sarebbe opportuno porre Contrada in una gabbia di ferro, appesa al principale ingresso cittadino: ci si comportava così – con ladri, delinquenti e assassini –
    nel Medio Evo. Oggi, in tempi ritenuti civili, abbiamo sostituito l’esposizione in pubblico con la detenzione di un malato in carcere?
    Passo ora alla tua affermazione “La legge prevede tutte le garanzie per la salute dei detenuti”: davvero? Mi fai la cortesia di leggere il mio post del 9 Gennaio 2008 alle 18:14, relativamente alla vicenda di Francesco Racco? Poi mi indichi, per favore, dove trovi in tale fatto le garanzie di legge?
    E infine: non sporcarti con espressioni tipo “pianga di meno”, rivolte a un vecchio malato, fosse anche l’anticristo. Ricorda che ciò che ci rende Persone (con la P maiuscola) è la pietà, che significa partecipare al dolore di QUALSIASI essere umano, anche di quelli che non ci piacciono.
    P.S. scherzoso. Per il tuo nick, potresti usare il calendario: oggi saresti Lupin X, domani Lupin XI e così via.

  63. Talita scrive:

    A Michele. Non ho ancora letto le motivazioni della Cassazione per la condanna di Contrada a 10 anni, ma tu l’avrai fatto senz’altro. Puoi rispondere per tutti noi ad alcuni perché? 1) La Cassazione ha spiegato perché non sono state prese in considerazione le testimonianze di 112 (quindi, numerosi) funzionari dello Stato, anche di alto grado, che hanno testimoniato a favore di Contrada? 2) Secondo la Cassazione non c’è stato complotto, ma sembra che l’insieme di testimonianze di un tot di delinquenti e di un tot di colleghi “sospettosi” di Contrada valga di più delle testimonianze a favore. Perché? 3) I 112 “favorevoli” sono stati considerati testimoni inaffidabili? Per quali motivi?

  64. Lupin X scrive:

    grazie per il consiglio, idea carina ;)

    Non penso niente di tutto ciò che hai detto, non mi piace il vittimismo e voglio che la giustizia segua il suo percorso senza pressioni istituzionali e ideologiche che in Italia seguono sempre i processi più scomodi e per le persone più potenti. Vale a dx quanto a sx questo discorso. Sono schifito anche di come si è “conclusa” l’indagine per le scalate bancarie e come d’AlemBaffoMalefico si (particella pronominale ; ) sia in qualche modo “salvato”.

    Per quanto riguarda le garanzie per l’imputato ti copio e incollo (so che ora sarai irritatissima da me) un commento di Vittorio Grevi - Professore Ordinario di Procedura Penale

    …quando un detenuto si trovi in condizioni di salute così gravi da non poter essere fronteggiate in carcere, la direzione giusta è quella fisiologicamente suggerita dalle leggi dettate al riguardo.

    In primo luogo, per l’appunto, vi è la possibilità per il magistrato di sorveglianza di disporre il ricovero del detenuto in un ospedale civile, per assicurargli le cure necessarie (e così è avvenuto per Contrada, trasferito all’ospedale Cardarelli di Napoli, ed ivi sottoposto a piantonamento).

    In secondo luogo, quando la gravità delle condizioni di salute del detenuto sia tale da risultare incompatibile con la prosecuzione dello stato detentivo, la prospettiva meglio praticabile, trattandosi di condannato definitivo, è quella di richiedere al tribunale di sorveglianza il rinvio della esecuzione della pena: cioè un provvedimento che ne comporta la sospensione, e quindi la liberazione temporanea del recluso.

    Proprio questa prospettiva risulta tuttora aperta nei confronti di Contrada, e anzi la relativa udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Napoli è stata addirittura anticipata al prossimo 10 gennaio, evidentemente sulla base di una valutazione di urgenza, che non era stata invece condivisa, nemmeno 20 giorni fa, dal magistrato di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere: il quale, altrimenti, avrebbe potuto provvedere al rinvio in forma provvisoria.

    In ogni caso, attraverso i due suddetti passaggi (ricovero in ospedale civile ed anticipazione della udienza sulla richiesta di rinvio), il detenuto Contrada ha visto tutelate, per quanto possibile, sia le sue esigenze sanitarie, sia le conseguenti aspettative ad ottenere, ove se ne accertino i presupposti, il differimento della esecuzione della pena.

    Se queste sono le linee di intervento legislativamente previste in circostanze del genere (la detenzione domiciliare non è ammessa, invece, nel caso dei delitti di mafia), non può non destare sconcerto il polverone sollevato, nei giorni scorsi, da una «supplica» di grazia inviata dall’avvocato di Contrada al Presidente Napolitano…

  65. Talita scrive:

    Accidenti, Lupin X: sono proprio irritata con te! Scherzi a parte, condivido la tua esasperazione per come vengono condotte (o bloccate) determinate indagini, ma, nel caso di Contrada, quest’uomo è stato condannato e quindi l’iter processuale è andato a termine. Non mi stancherò mai di sottolineare, però, che la Giustizia non può avere due pesi e due misure: perché alcuni malati ottengono di potersi curare fuori dal carcere, mentre Contrada non lo ottiene? Al di là di qualsiasi vittimismo, Contrada non è “indisposto”, è malato! Io non ammetto che ci si possa accanire contro un malato, solo perché secondo i Magistrati si è macchiato di collaborazione con la mafia. Io non ammetto che possano accadere fatti come quello di Francesco Racco (e chissà quanti altri che non conosciamo). Inoltre l’avvocato non ha chiesto la grazia per Contrada, bensì il differimento della pena, che comunque gli è stato negato. Con buona pace del professor Vittorio Grevi (che però ritengo non ne abbia colpa), mi ripugna altrettanto il fatto che non sia ammessa la detenzione domiciliare nel caso dei delitti di mafia: per quale motivo? Perché i delitti di mafia – pur ributtanti – sono diversi da altri orrendi omicidi (per esempio, compiuti da brigatisti o anche da quel poliziotto della strada, che ha praticamente giustiziato un ragazzo, ma di cui non si sa più niente) o da altre violenze (per esempio, su bambini)… e potrei continuare ancora?
    Ripeto: dalla Magistratura pretendo che la Giustizia sia uguale per tutti e qui si sta parlando di un uomo vecchio e malato. Dunque, non si dovrebbe far ricorso – come giustamente noti tu – a pressioni istituzionali e ideologiche, ma solo alla ragione e alla pietà. Se la nostra società non si impegnerà a riacquistare il senso di pietà, si autodistruggerà, credimi!

  66. kociss scrive:

    ma come riacquistare il senso di pietà!!
    ma se siamo sommersi da cultura,comunicazione,potere che in quanto a pietà ne fanno e tanta !

  67. Michele scrive:

    Contrada: Quirinale ritira iter
    (ANSA)-NAPOLI, 10GEN-Il Presidente ha scritto al ministero della Giustizia per revocare l’avvio dell’iter per la concessione della grazia a Bruno Contrada’. Lo afferma l’avvocato Giuseppe Lipera rendendo noto il contenuto di una telefonata ricevuta da Loris D’Ambrosio, consigliere per gli affari di giustizia del Quirinale. ‘Non ho mai chiesto la grazia - ha detto Lipera - ma ho sollecitato il presidente ad avviare un procedimento di sua iniziativa. Francamente non capisco questa ‘marcia indietro”.

    no comment

  68. Jana scrive:

    No comment davvero. E’ evidente che il plotone che si è mosso e si sta muovendo per contestare il trattamento riservato a Contrada (che si sappia, le persone che non infieriscono su di lui e che, anzi, lo difendono, sono davvero tante, singole o in associazioni, mobilitate per seguire nei vari sviluppi questa vicenda) non ha il minimo peso sulla coscienza dei nostri politici. Contrada aveva anche espresso il desiderio, conscio di una scarsissima possibilità che a ciò fosse dato seguito, che venise creata una commissione parlamentare per tornare al lavoro sulla sua condanna…e invece ,addirittura, la macchina politica si mette in moto per rivedere, ma in negativo, una possibilità di clemenza nei suoi confronti. E’ disarmante.

  69. sergio scrive:

    complimenti bel Blog.su Contrada vorrei dire che è una cosa indegna tenerlo ancora li dentro.sul Quirinale preferisco non dire nulla….sarei diffamatorio

  70. Talita scrive:

    È opportuno anche sapere perché il nostro grande Presidente della Repubblica ha ritirato l’iter per la concessione della grazia a Bruno Contrada: perché - a suo dire - dopo averlo trasmesso al nostro grande (o grosso) ministro della Giustizia, sono seguite interviste varie di persone e avvocati di parte, e PERFINO il progetto di chiedere la revisione del processo. Tutto ciò ha reso la domanda IRRICEVIBILE!!! Che cosa ha fatto (o non ha fatto) l’Italia per meritarsi tutto ciò?

  71. Michele scrive:

    Vi comunico che il signor Sofri andrà tranquillo e felice in TV da Fabio Fazio.

  72. Talita scrive:

    Adriano Sofri è stato condannato con sentenza definitiva a 22 anni di reclusione (non 10!!!) per l’uccisione del commissario Calabresi. È dunque un “detenuto”, però intellettuale di sinistra, amico di molti altri intellettuali di sinistra, che ovviamente valgono molto più di me e di tutte le persone comuni come me. Quindi è libero, per motivi di salute (che, a prima vista, non appaiono in tutta la gravità dichiarata).
    Ebbene – non essendo evidentemente sufficienti le interviste, i pronunciamenti, i pareri e il sarcasmo di quest’uomo nobile, e le “battaglie civili” strenuamente combattute per la sua liberazione da noti giornalisti, potentissimi politici eccetera eccetera eccetera – sabato 12 gennaio il Sofri sarà onoratissimo ospite della trasmissione “Che tempo fa” (la quale dovrebbe per lo meno cambiare titolo, in quanto è chiarissimo che tempo fa attualmente).
    Che ci va a fare? Beh, formalmente per pubblicizzare un suo saggio, uno di quei libri intelligentissimi che ci spiegano – a noi, popolino – come e che cosa dovremmo pensare sui principali problemi civili, sociali ed etici dell’Italia. Ufficiosamente, ci va come simbolo dello sfascio totale dello Stato italiano. A quest’uomo, che la Magistratura ha giudicato un assassino e condannato a 22 anni di reclusione, è stato riservato un trattamento di favore (un PRIVILEGIO) ed è stato concesso – non da ora – di salire in cattedra e pontificare sugli argomenti più vari, al fine di istruire gli ominidi italiani, ossia tutti quelli che dissentono dalla mentalità di sinistra (che, attenzione, non è di sinistra per ideologia, ma solo per amore del potere, anzi dello strapotere).
    Per Contrada, invece, basta qualche strillo di un Parente-di-vittima-della-mafia – ormai un potere nel potere – perché le massime cariche dello Stato (che dovrebbero rappresentare tutti gli Italiani e non solo una parte degli stessi) giudichino irricevibile una SUPPLICA di clemenza. A questo punto, non bastano più parole come “ahimè, vergogna, schifo, ribrezzo, ripugnanza, repulsione, disgusto, nausea” e ogni altro sinonimo: occorre agire e scrivere le nostre impressioni – anzi, i nostri incubi – al nostro beneamato Presidente della Repubblica, inondandolo con i nostri più sentiti complimenti.

  73. kociss scrive:

    mi sapete dire perchè nella nostra nazione (sic!) si può in quattro e quattr’otto revocare l’iter per la emissione di un provvedimento di sospensione della pena e non si puo’ revocare con la stessa velocità l’iter che ha portato
    la minoranza al governo e ai posti chiave
    della repubblica una pletora di soggetti ostentatamente monarchici?
    Beati i cani che possono, con una robusta scrollata togliersi di dosso ,almeno in parte, parassiti e sporcizia;
    parafrasando un vecchio avvocato….Usque ad tandem abutere nostrae patientiae??

  74. Talita scrive:

    Hai ragione, Kociss. Cicerone disse “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” a Catilina, che aveva osato presentarsi in Senato, dopo aver complottato contro lo Stato romano. Ma oggi, a quanti Catilina dovremmo rivolgere la stessa frase?

  75. Talita scrive:

    RIVOLGIAMOCI ANCHE AI NOSTRI POLITICI, a partire dal Ministro della Giustizia Clemente Mastella (clementemastella.blogspot.com). Io ho provveduto con la seguente lettera.

    Signor Ministro della Giustizia – che dovrebbe rappresentare tutti gli Italiani, non una sola parte degli stessi – lei dice che Veltroni e Berlusconi non la convincono. Io dico, purtroppo, che lei non convince molti italiani.
    Mi riferisco, in particolare, al caso Contrada, nei riguardi del quale la SUPPLICA di clemenza rivolta al Presidente della Repubblica è stata considerata IRRICEVIBILE da voi potentati. Prescindendo dal fatto che qualche volta potreste evitare il politichese – che strappa sorrisi malinconici tanto quanto le vostre “ragioni” – da cittadina italiana mi rivolgo a lei per pretendere una GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI.
    Adriano Sofri è stato condannato con sentenza definitiva a 22 anni di reclusione per l’uccisione del commissario Calabresi. È dunque un “detenuto”, però intellettuale di sinistra, amico di molti altri intellettuali e politici di sinistra, che “ovviamente” valgono – nei fatti, non nella sostanza – molto più di me e di tutte le persone comuni come me. Quindi è libero, per motivi di salute (che, a prima vista, non appaiono tanto gravi).
    A quest’uomo, che la Magistratura ha giudicato un assassino e condannato a 22 anni di reclusione, è stato riservato un trattamento di favore (un PRIVILEGIO, anzi una lunghissima serie di privilegi) ed è stato concesso – non da ora – di salire in cattedra e pontificare sugli argomenti più vari, al fine di istruire gli ominidi italiani, ossia tutti quelli che dissentono dalla corrente mentalità di sinistra (che, attenzione, non è affatto una mentalità di sinistra, ma solo un’accozzaglia di furbizie e di alleanze per amore del potere, anzi dello strapotere).
    Per Contrada, invece, basta qualche strillo di un Parente-di-vittima-della-mafia – ormai un potere nel potere statale – perché le massime cariche dello Stato (che dovrebbero rappresentare tutti gli Italiani e non solo una parte degli stessi) giudichino irricevibile una SUPPLICA di clemenza.
    Sia gentile, Ministro. Mi dica come si può far capire ai nostri politici che per una parte del popolo italiano la mafia è una delinquenza simile a tutte le altre delinquenze, che non è una delinquenza speciale. La delinquenza è delinquenza e vorrei anche vedere e ascoltare qualcuno che mi parlasse, per esempio, del poliziotto che ha sparato in autostrada, giustiziando un ragazzo: lo ritengo un fatto gravissimo, ma non ne ho saputo più nulla.
    Perché i delitti di mafia – pur ributtanti – dovrebbero essere considerati diversi da altri orrendi omicidi (per esempio, quelli compiuti dai brigatisti) o da altre violenze (per esempio, su bambini, adulti o anziani)… e potrei continuare ancora?
    Sia gentile, Ministro. Mi dica come si può far capire ai nostri politici che una parte del popolo italiano pretende dalla Magistratura che la Giustizia sia uguale per tutti.
    Per quanto mi riguarda personalmente, NON SO SE CONTRADA SIA INNOCENTE O COLPEVOLE. Io pretendo dalla Magistratura che, in caso di dubbio, rilasci un colpevole piuttosto che arrestare un innocente. Io pretendo dalla Magistratura che non si accanisca contro un uomo malato, fosse anche l’anticristo. E, a questo punto, mi sembra che non bastino più parole come “vergogna, schifo, ribrezzo, ripugnanza, repulsione, disgusto, nausea” e ogni altro sinonimo…
    Sia gentile, Ministro: ci può indicare una via per uscire da questo stato di cose da incubo? Grazie!

  76. Talita scrive:

    L’11 gennaio 2008 il Corriere della Sera ha titolato “Grazia a Contrada: il Colle frena”. Sarebbe stato più opportuno titolare “Il Colle FRANA”.
    P.S. L’avvocato difensore di Contrada è tuttora in attesa di essere ricevuto dal nostro Presidente della Repubblica. Si spera che l’esimio Napolitano – dopo aver trascorso rilassanti vacanze natalizie a Capri (NON A NAPOLI, sua città natale!!! Probabilmente sarebbe stato infastidito da qualche rifiuto giacente nelle strade) – si degni di incontrare un cittadino italiano che, per gravi motivi, ne ha fatto richiesta già da molto tempo.

  77. Talita scrive:

    Sottotitoli del TG2 edizione serale: Riguardo al caso Contrada, Napolitano dichiara di non aver ricevuto alcuna pressione e di non aver fatto nessuna marcia indietro. Scriviamo al nostro Presidente che è già da molto tempo che non crediamo più alla Befana. Scriviamo al nostro Presidente che siamo stanchi della prepotenza di pochi, che ritengono di poter schiacciare e prendere in giro gli Italiani!

  78. Michele scrive:

    Il “nostro” Presidente credo che abbia ben poca volontà di risolvere una questione spinosa.
    L’unica presa di posizione di Napolitano che si ricordi è stata nel 1956 quando i carri sovietici invasero Praga. Tutta Europa condannò….lui approvò…..
    Stendiamo un velo pietoso sull’inquilino del Palazzo che fu dei Papi e dei Re.

  79. Talita scrive:

    Il 12 gennaio 2008 il quotidiano La Stampa ha titolato: Caso Contrada, Napolitano: “Niente grazia per chi pretende l’assoluzione”. Le virgolette indicano che sono state fedelmente riportate le parole del Presidente della Repubblica.
    Sarebbe opportuno che il capo dello Stato si spiegasse meglio, giacché un innocente - e Contrada si dichiara innocente - può pretendere, eccome, l’assoluzione. Oppure, secondo Napolitano, per ricevere la grazia deve dichiararsi colpevole, anche se non ritiene di essere tale? Non basta il fatto che sia in fin di vita?

  80. Talita scrive:

    A Michele. Ho letto che il senatore Lino Jannuzzi sta raccogliendo firme per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla vicenda Contrada. Ne sai di più? Come fare per partecipare?

  81. Michele scrive:

    Cara Talita, credo sia una commissione di inchiesta parlamentare.
    Ti consiglio una visita sul sito www.ilcircolo.it

  82. Talita scrive:

    Finalmente scopriamo che all’interno della Magistratura possono verificarsi complotti, al fine di eliminare magistrati (e quindi anche funzionari di altro tipo) scomodi. Il Quotidiano Nazionale (13 gennaio 2008) titola “C’è un complotto contro De Magistris? La magistratura di Salerno indaga: lo rivela il Quotidiano della Calabria”. E poi spiega che la Procura di Salerno sta indagando sull’esistenza di una strategia per DELEGITTIMARE il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris e provocarne il trasferimento. Tra i magistrati elencati: l’ex capo della procura catanzarese Mariano Lombardi, il suo vice Salvatore Murone, il presidente del Tribunale della libertà Adalgisa Rinardo, oltre al capo degli ispettori del Ministero della giustizia Gianfranco Mantelli.
    Intanto a Milano l’11 gennaio si è dimessa dall’Associazione nazionale dei magistrati il pubblico ministero Ilda Boccassini, che in un’intervista alla Repubblica ha dichiarato, riferendosi ai suoi colleghi “Siamo diventati una corporazione. Serve pulizia tra noi” e anche: “La carriera dei magistrati è un mercato”.
    Quindi, non è fantascienza che possa essere stato ordito un complotto anche nei confronti di Contrada, per delegittimarlo.

  83. Talita scrive:

    La terapia di Contrada in carcere consiste nella somministrazione di antinfiammatori e antidolorifici, che non possono essere assunti insieme a farmaci antidepressivi. Ciò significa che Contrada sta assumendo un cocktail di farmaci MORTALE. Il suo avvocato ha presentato una nuova richiesta di differimento della pena perché Bruno Contrada possa curarsi in strutture idonee. A chi ha dovuto presentarla? Allo stesso magistrato che ha già respinto le precedenti richieste, ossia Daniela Della Pietra (in nomen omen)! Quella per cui le condizioni di salute di Contrada sono “oggettivamente non allarmanti”: non sappiamo però che cosa significhi per lei l’avverbio “oggettivamente” e neppure per che cosa “si allarmi” di solito.
    Oggi Clemente Mastella vuole dimettersi da ministro della Giustizia, perché sua moglie è stata assegnata agli arresti domiciliari. Gentile Ministro, e Contrada???
    P.S. Tutti coloro che volessero inviare una buona parola a Bruno Contrada possono farlo presso:
    www.brunocontrada.info/blog

  84. Michele scrive:

    Riflettete, voi comunardi, in che Nazione stiamo vivendo. Il Papa osteggiato, un presunto colpevole condannato a morte, un Ministro non Ministro anzi forse si….. .
    C’è da spaventarsi. Ma noi krumiri d’Italia, strenui difensori della normalità prima o poi la spunteremo….almeno spero

  85. Talita scrive:

    Perdonate una breve digressione, che però alla fine non si allontana troppo dal tema del blog, perché vi si iscrive perfettamente anche l’accanimento giudiziario nei confronti di Bruno Contrada.
    Quasi tutti i politici, oggi, si sono dichiarati solidali con il ministro Mastella. Personalmente, non sento alcuna solidarietà. Cito dal TG5. Mastella ha detto:
    - Tra l’amore per la mia famiglia e il potere, scelgo il primo.
    - Oggi, per la prima volta, ho paura.
    - Riapro il problema intercettazioni.
    - Va recuperata la responsabilità, perlomeno civile, dei magistrati.
    - Frange estremiste della Magistratura hanno preso in ostaggio mia moglie.
    A stretto giro, Chiti ha detto che queste dimissioni vanno respinte (avevamo dubbi?). Per Di Pietro, invece, i magistrati sono alti, biondi, belli e profumano di violette: non esiste la giustizia a orologeria e i magistrati non fanno ostaggi. (Nel suo caso, per le diverse inchieste giudiziarie che lo hanno riguardato, infatti, è stato proprio così). Per i magistrati, ovviamente, accidenti! C’è stata una fuga di notizie. Per la signora Mastella, infine: è incredibile! Ho appreso tutto dalla televisione. (Incredibile??? A suo tempo Berlusconi apprese di tutto e di più dal Corriere della Sera, quando stava parlando di fronte al mondo).
    Smetto di citare e spiego la mia assoluta mancanza di solidarietà. Il quadro sulla Magistratura presentato da Mastella è vecchio come il cucco. Dove è stato Mastella finora? Si sveglia solo adesso? Mi sembra che fino a stamattina sostenesse a spada tratta il Governo che non solo ha appoggiato, ma ha sempre promosso questo stato di cose.
    Riflessione finale: questa minacciosa situazione deve finire o no? A mio parere sì: l’Italia è in pericolo!

  86. Michele scrive:

    sottoscrivo ancora una volta

  87. Lupin XVII scrive:

    Ora, primo: nessuno ha imbavagliato il Papa. Benedetto XVI era libero di accettare l’invito e di presenziare alla Sapienza. Avrebbe subito un po’ di contestazioni come le subiscono tutti quegli studiosi che fanno anche dell’ideologia, non c’è nulla di male. Ma le preoccupazioni per la sua incolumità sono semplicemente ridicole, nonchè artefatte. Non c’era il minimo accenno ad una possibile risposta violenta dei civilissimi studenti di Roma, che hanno manifestato in modo ineccepibile. Chi sostiene il contrario vuole solo sollevare del fumo. Il Papa parla dal suo pulpito ogni domenica e gli si da la parola per ogni intervento che fa in tutti i telegiornali, persino quelli contro le donne (e nessuno ha mai nulla da obiettare). Quindi dire che lo si censura è ridicolo.

    Secondo. C’è un altro appunto che fanno questi indignati voltairiani: come mai questi seri scienziati fanno di tutto per evitare un costruttivo dialogo col Papa? Eppure è questo che fanno la scienza e la cultura, dialogano. Peccato che si siano come dimenticati che quello che non dialoga è proprio il Papa. “Verità rivelata e universale”, “Cristo come unica certezza”, “relativismo come il peggiore dei mali del mondo”? Si mettono il prosciutto sugli occhi nel momento giusto. Persino Mauro si abbassa a questo livello, parlando di disfacimento della cultura in Italia. L’ingenuo Mauro si rammarica pure che il Papa non abbia coraggiosamente accettato lo stesso l’invito: “Perché non cogliere l’occasione di trasformare finalmente la seriosa noiosità delle inaugurazioni in una vera esperienza di comunicazione, di discussione, di parola libera e liberatrice in cui ciascuno si mette davvero in gioco abbandonando l’ingessata sicurezza della parola solenne e senza interlocutori?”. Te lo spiego io Ezio (come se già non lo sapessi): perchè non c’è dialogo con chi impone dei dogmi, con chi ti dice “parlate parlate e discutete, tanto è solo aria fritta e la verità è la mia”. Il Papa che si mette in gioco? Suvvia, non siamo così stupidini eh.

    Il Papa non si mette in gioco, ecco spiegato la “sconcertante” rinuncia. Un uomo che espone la Vertità non può essere minimamente contestato, ecco dove starebbe il danno d’immagine che persino il Vaticano ammette (ovviamente non in questi termini). Ecco spiegato perchè gli scienziati, quelli veri, non lo vogliono sentire pronunciare dei dictat in casa loro. Chi parla di dialogo mancato è in malafede.

  88. Talita scrive:

    Ciao Lupin XVII (odierno Lupin XVIII). Se ti va, ti spiego perché questa discussione sul Papa-sì/Papa-no non mi appassiona per niente: perché si basa su presupposti, che – come i corollari – non sono dimostrabili. Dunque: il Papa è stato invitato dal Rettore all’Università della Sapienza (che io ormai chiamo dell’Insipienza), quand’ecco che un manipolo di professoroni e loro seguaci hanno perfino faticato per scrivere una lettera e comunicare al mondo che loro non volevano parlare con il Papa.
    Ne derivano due presupposti opposti (se mi perdoni il bisticcio di parole):
    1) presupposto sinistrorso: il Papa è dogmatico (ma no???). La scienza è laica (risata omerica, da parte mia, beninteso)! Il Papa non può parlare all’università;
    2) presupposto trasversale: il Papa è stato imbavagliato. Vergogna di fronte al mondo intero!
    Nella vicenda, personalmente trovo alcuni lati ridicoli e un lato terrorizzante. Trovo ridicolo: a) che dei professori scendano così in basso, fomentando alcuni loro studenti invece di tentare di ampliare i cervelli e la loro cultura; b) che gli oppositori di tale manipolo gridino allo scandalo solo perché si tratta del Papa (guardiamo bene: la prepotenza ormai impera in Italia); c) che il Papa abbia deciso di cancellare la visita a causa del manipolo stesso (io non l’avrei fatto, ma io non sono il Papa). Trovo terrorizzante il fatto che pochi individui abbiano avuto la meglio sui tanti che invece avrebbero desiderato la visita del Papa (il quale peraltro avrebbe parlato sulla pena di morte, argomento che non mi sembra di poter identificare né come di destra né come di sinistra).
    Devo fare però un piccolo appunto alla corrente opinione che “non c’era il minimo accenno a una possibile risposta violenta” da parte dei civilissimi (secondo te!) studenti dell’Insipienza. Questo è un ulteriore presupposto: molto spesso i “democratici cori e striscioni” si sono trasformati in altro, che – vista la situazione del nostro povero Paese – è consigliabile evitare. Ritengo, comunque, che l’università non ci abbia fatto una bella figura: invece che informali cori e striscioni, gli studenti vadano a discutere, magari con proprietà di linguaggio e concetti lucidi. Ma questo è solo il mio parere.
    Conclusione? Il Papa non è stato imbavagliato, ma è stato messo in condizione di rinunciare a parlare, al fine di evitare disordini. Poi ciascuno la veda come vuole.

  89. Talita scrive:

    Caro Michele,
    in questi giorni, la mia sdegnata meraviglia per l’ormai famigerata lettera di Rita Borsellino contro Bruno Contrada si va trasformando in una più ampia consapevolezza sulle finalità della signora, che sarebbe la candidata della Sinistra alla presidenza della Regione, ora che Cuffaro è stato obbligato alle dimissioni.
    Alcune osservazioni al riguardo.
    1) Non sono siciliana, per cui della Sicilia so soltanto che è una terra splendida, soprattutto agli occhi di chi – come me – l’ha spesso circumnavigata d’estate. Dunque chiedo a te: quali virtù politiche e/o amministrative risiedono nella signora Rita Borsellino, se non il fatto di appartenere alla potente categorie dei “parenti-di-vittime-della-mafia”?
    2) È plausibile ritenere che i problemi della Regione Sicilia si sintetizzino nella parola “mafia”?
    3) È ammissibile che una sentenza di primo grado – non so quanto giusta e/o proporzionata, e prescindendo dalla ridicola sceneggiata dei vostri squisiti cannoli – costringa alle dimissioni un uomo politico?

  90. Michele scrive:

    Carissima ti rispondo:
    1)virtù politiche la signora Borsellino non neha neanche una. Quando parla lei si ascoltano solo rumori senza senso.Non condivido neanche una virgola di ciò che dice quella donna.
    2)naturalmente no. Facci caso tutti coloro che straparlano di mafia non parlano d’altro. Nascondono la vacuità dei loro programmi dietro l’alibi mafia.
    3)No, questa è decisamente una sotrtura della democrazia.Io ripristinerei l’immunità parlamentare com’era prima della riforma.Ad ogni modo credo che Cuffaro si sia dimesso per un concorso di cause tra le quali anche l’immobilismo di una pessima giunta regionale.
    Un caro saluto
    Michele

  91. Talita scrive:

    13 FEBBRAIO 2008 – ANSA ore 18,55: Bruno Contrada ricoverato d’urgenza all’ospedale di Santa Maria Capua a Vetere. Che dire? Finalmente ce l’hanno fatta!
    Mi unisco anch’io ai ringraziamenti che l’avvocato Giuseppe Lipera ha rivolto “a tutti coloro che si sono opposti alla grazia per Bruno Contrada, a tutti quei magistrati che hanno sinora denegato la sua liberazione e a tutti i politici, che hanno manifestato totale indifferenza”.

  92. Jana scrive:

    Ho letto anch’io Talita, come certamente tutti voi, tutti noi…Una grande pena nel cuore, un grande turbamento nell’anima, mentre impazzano i preparativi - quasi i festeggiamenti - per le elezioni imminenti in Italia e nella mia Sicilia…nonchè nella mia provincia, dove la campagna elettorale sarà ulteriormente turbinosa riguardando anche un terzo rinnovo necessario dopo la caduta del Governo…E’ sconcertante come tutto vada avanti impietuoso a volte, a dispetto di realtà come questa che dovrebbero, che devono, riguardarci e interessarci.
    Un caro saluto a Michele, la cui famosa lettera sull’argomento rimane uno scritto insostituibile…

  93. Talita scrive:

    Caro Michele,
    tu fai parte del mondo della politica e quindi sei la persona più adatta a spiegarmi una situazione per me incomprensibile. Sono stata particolarmente colpita dalle parole dell’avvocato Lipera, quando ha stigmatizzato la totale indifferenza di tutti i politici nei confronti delle miserevoli condizioni di Contrada, che fin qui si è lasciato spegnere in carcere. Basta una delle ultime foto che lo ritraggono e chiunque ne diagnosticherebbe le condizioni di salute: non sarebbe necessario neppure un medico.
    È mai possibile che nessuno dei nostri rappresentanti abbia costantemente sentito il bisogno di interessarsi alla vicenda di un uomo malato e condannato a morte, seppure procrastinata in carcere? Con quale faccia di bronzo l’Italia si gloria di aver ottenuto la moratoria sulla pena di morte?
    Basta un magistrato “tignoso” per condannare a morte, contro le leggi del nostro Paese? Non c’è alcun mezzo per costringerlo a rispettare la realtà dei fatti? E se non c’è, perché nessuno di voi politici si applica a introdurne una apposita?

  94. Michele scrive:

    Carissime,
    vi ringrazio per aver ripreso un argomento a me caro, da cittadino, da Avvocato,da politico con lap volutamente minuscola.
    Sapete perchè lapolitica non si vuol occuparedi Bruno Contrada?
    Semplice,perchè sarà un argomento da dibattere e su cui accapigliarsi per strappare qualche votarello in più quando il dott. Contrada (speriamo tra 100 anni) ci lascerà.
    In questo momento prendere le sue difese non conviene a nessuno perchè si metterebbe in difficoltà chi potrebbe effettivamente porre rimedio ad una situazione disumana. Ci si esporrebbe vieppiù a critiche: se sono a favore di Contrada sono necessariamente mafioso, se sono contro sono necessariamente comunista.
    La verità a mio avviso è questa.
    Contrada sarà più utile da morto, perchè sarà un argomento da sfoderare quando si parlerà di giustizia ma in fondo nessuno pagherà mai per questo crimine.Spente le telecamere o chiusi i giornali l’argomento Contrada sarà accantonato e nessuno si sarà fatto male………tranne - purtroppo - il diretto interessato.

  95. AVV.SALVATORE..DI FAVARA scrive:

    ciao michele gia’ nel fragore della campagna elettorale poi da noi in sicilia sia nazionali che regionali che provinciali ci siamo dimenticati parlo dell italia di uno dei fatti che ha stravolto il fine 2007 il caso contrada bruno libero il nostro motto x sempre …ricordero’ sempre del 2007 lui e benazir bhutto credo 2 vittime della mancata democrazia in 2 paesi cosi’ lontani

  96. Michele scrive:

    Caro Salvatore,
    lottiamo tutti insieme affinchè la libertà resti un principio inviolabile.
    Un abbraccio

  97. Michele scrive:

    Contrada, rischio invalidita’ e vita
    (ANSA) - CATANIA, 18 FEB - ‘L’attuale quadro patologico’ espone Contrada ‘a gravissimo rischio sia di invalidita’ sia di vita’. Lo afferma il medico legale. Il giudizio del dottor Caruso ‘e’ lo stesso esposto da tutti i medici che lo hanno visitato, compreso il dirigente sanitario del carcere di Santa Maria Capua Vetere’, dove Contrada si trova per una condanna a 10 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. La relazione e’ stata allegata a un’ennesima richiesta di scarcerazione.

  98. AVV.SALVATORE..DI FAVARA scrive:

    mi dispiace dirlo ma credo che per il bene della sicilia e dell intera coalizione sia qui’in sicilia che a roma micciche’dovrebbe fare 2 passi indietro altrimenti perderemo

  99. Talita scrive:

    Dal blog di Bruno Contrada (www.brunocontrada.info/blog/index.php):

    Un appello per Bruno
    Tutti coloro che credono nell’innocenza di mio marito Bruno Contrada aderiscano all’iniziativa dei Giovani Liberali per la sua immediata scarcerazione:
    n.ro fax 02/5517476
    n.ro tel. 02/3450688

    Grazie a tutti
    Adriana Contrada

  100. Ex scrive:

    “Sono avvocato - e QUINDI penalista.”
    Già da questa petizione di principio che rappresenta il massimo dell’autoreferenzialità e il minimo dell’obiettività, mi sarei dovuto rendere conto di molte cose, e tra l’altro mi sarei anche risparmiato la lettura di un delirio camuffato da lettera di un “cittadino italiano”.
    Anonimo e anche ex.

  101. Michele scrive:

    se poi mi mandi anche le istruzioni per l’uso, magari riesco a capire cosa ci sarebbe di delirante e in cosa consiterebbe il camuffamento…

  102. Ex scrive:

    Sarebbe troppo comodo: a buon intenditor poche parole.

  103. Michele scrive:

    no, sarebbe dialogo, confronto, dibattito.
    Magari se mi spieghi riesci anche a convincermi che lasciando Bruno Contrada a morire in carcere servirà a resuscitare Paolo Borsellino

  104. Ex scrive:

    L’ho sempre pensato che le seconde letture riservano le sorprese migliori.
    E infatti non mi sbagliavo.
    Io non ho nulla da dire né da controbattere.
    Io non sono un avvocato (secondo la tua delirante definizione di avvocato).
    Non posso interloquire, non posso ribattere.
    Tutto ciò mi è precluso.
    Magari se mi spieghi riesci anche a convincermi che andando con Dell’Utri si acquisice legittimità a parlare di mafia e antimafia. E naturalmente questo non servirà a resuscitare Paolo Borsellino.
    Sono sempre più contento di essere un ex.

  105. Michele scrive:

    Bhè….se non hai niente da dire è un bel problema dare credibilità a ciò che scrivi.
    Scusa ma ex di che cosa??

  106. Ex scrive:

    Ex. E basta.

  107. Michele scrive:

    aa Ok…

  108. Talita scrive:

    Ciao, Michele.
    Ho appena letto gli interventi di Ex e sono alquanto sconcertata. Mi chiedo, infatti, se “Ex. E basta.” sia più esperto di mafia o di antimafia: essendo io un’appassionata lettrice di Sciascia, mi sembra di ravvisare nei concetti (???) espressi da Ex i famigerati toni larvati di cui parlava lo scrittore.
    In ogni modo, non è assolutamente vero che “le seconde letture riservano le sorprese migliori”: se ciò accade, significa che le prime letture sono state alquanto superficiali. E ciò identifica ovviamente il lettore.
    Per concludere e passando ad argomenti seri,continuo a sperare in qualche buona notizia riguardo Contrada.

  109. Michele scrive:

    Cara Talita,
    Contrada e la sua storia sono un sacrificio che lo Stato deve pagare ai professionisti dell’antimafia, quelli che sulla mafia ci campano.
    Mentre a Contrada la mafia ha nuociuto, ad altri ha permesso di fare fortuna. Guarda Fava, la Borsellino, Lumia o altri. Diventano professionisti dell’antimafia e quindi deputati, senatori, presidenti….ma di concreto cosa hanno fatto?? Hanno crocifisso Bruno Contrada? il maresciallo Lombardo? oppure s fanno paladini di una lotta che neanche hanno voglia di combattere.
    E allora i poliziotti, i Carabinieri, la GDF…quelli che realmente combattono la mafia che dovrebbero diventare?? Quelli che vanno sui marciapiedi a rischiare la vita che dovrebbero fare? quanto dovrebbero guadagnare?? Credo che i 19.000€/mese che buscano i parlamentari al caldo delle loro poltrone non basterebbero!!!

  110. Michele scrive:

    BASTA!! SONO 13 GIORNI CHE UNA SIGNORA MAGISTRATO NON DECIDE SULLA SCARCERAZIONE DEL DOTT. CONTRADA. COSA ASPETTA? CHE MUOIA COSI RISOLVE IL PROBLEMA E DICHIARA CESSATA LA MATERIA DEL CONTENDERE?? STATE UCCIDENDO UN UOMO. MI RACCOMANDO, QUANDO SARA’ TROPPO TARDI TUTTI PRONTI CON GLI SOECIAL TV, CON MATRIX, CON PORTA A PORTA E CON INTERVISTE AI POLITICI DI TURNO PRONTI A FARNE ARGOMENTO DI CAMPAGNA ELETTORALE. LIBERATELO!

  111. kociss scrive:

    e perchè no Ballarò?
    Mi pare ,come dire,per assonanza…, piu’ vicino al sistema adoperato nel caso

  112. Michele scrive:

    ottimo Kocis!!

  113. Darix scrive:

    L’affare sta in questi termini.Caro avvocato lei ha ragione ma qui qualcuno bara.

    p.s.
    per chi dobbiamo votare??
    io sono della provicia di Trapani

  114. Michele scrive:

    Caro Darix,
    se abitassi in provincia di Trapani probabilmente voterei per Giulia Adamo. Non la conosco personalmente ma ne ho sentito parlare bene. Ma il mio è un giudizio fondato sulla non conoscenza degli altri candidati.
    Saluti

  115. Talita scrive:

    Pregando di scusare l’OT, rivolgo un pensierino pasquale a Ex, che ha citato Dell’Utri e mafia, come se fossero tutt’uno. Mi riferisco alla famosa intervista (postuma) in cui il giudice Paolo Borsellino affermava che il mafioso Mangano proponeva a Marcello dell’Utri l’invio di alcuni “cavalli” in albergo, intendendo per “cavalli” droga.
    Secondo una recente SENTENZA della Corte d’Appello di Milano (appena pubblicata), quell’intervista – peraltro trasmessa in TV dal cialtrone Santoro – è stata MANIPOLATA mediante copia/incolla, perché la telefonata effettiva non si svolgeva tra Mangano e Dell’Utri, ma tra Mangano e un mafioso della famiglia Inzerillo.
    Questo video TAROCCATO ha consentito alla magistratura “la formazione del libero convincimento” per cui ha condannato Dell’Utri in primo grado. Questo video FALSO ha inoltre consentito al cialtrone Travaglio il suo bla-bla-bla sul fatto che Berlusconi sarebbe mafioso.
    Spero che Ex legga – in prima o in seconda lettura, non importa – e, se ne vorrà sapere di più, si colleghi a www.paologuzzanti.it/wp-conte…3/sentenza.pdf

  116. Michele scrive:

    Ex leggerà ma non risponderà…scommetti??

  117. Talita scrive:

    5 APRILE 2008 – Quotidiano Nazionale: Caso Contrada

    I medici: “Le sue condizioni sono incompatibili con la reclusione”
    La situazione clinica del