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LETTERA APERTA ALLA SIGNORA BORSELLINO

Mercoledì 26 Dicembre 2007

Rita Borsellino 

Gentilissimo Onorevole, io non sono un suo elettore, né mai lo sarò.

Sono un cittadino italiano che ha scelto un mestiere come un altro. Qualcosa che mi andasse a genio e che potesse realizzarmi.Sono Avvocato – e quindi penalista.Ho seguito la vicenda del Dott. Contrada dai giornali, dalla TV dai media. Allo stesso modo ebbi modo di seguire la tragica vicenda del Dott. Borsellino, suo fratello. Invero fui uno dei primi a recarmi in via D’Amelio, ricordo che ero in compagnia di mio padre. Innanzi a noi si parò una scena dell’Apocalisse, fiamme, fumo, allarmi impazziti, ammassi di lamiera. Partecipai ai funerali come altre migliaia di persone liberamente accorse. Fatta questa breve ma doverosa premessa mi permetto di esporle il mio pensiero circa le sue esternazioni. Lei in quanto parlamentare siciliana rappresenta

la Regione senza vincolo di mandato e quindi nonostante non abbia avuto il mio voto anche me. Le domando – gentile signora – far marcire il Dott. Contrada in galera le restituirà suo fratello? Se cosi fosse non starei qui a scrivere. Far morire il Dott. Contrada in galera debellerà la mafia? Se cosi fosse non starei qui a chiedermi perché una persona di buon senso dovrebbe voler male al prossimo. Io non conosco i suoi orientamenti religiosi, ma conosco i miei e quelli della maggior parte degli italiani: siamo cattolici, tolleranti (sin troppo a volte) abbiamo a cuore la sorte del nostro prossimo e non vogliamo male a nessuno. La libertà del Dott. Contrada è d’ostacolo alla sua lotta alla mafia? Veda, ci sono svariati modi per combattere la mafia, io credo che questo non sia uno di quelli. Con questo non voglio dire che nessuno deve andare in galera, ci mancherebbe, voglio solo chiederle se le sembra giusto che un uomo che in queste condizioni non è in grado di far male ad una mosca, che ha già patito anni di galera (all’uopo le ricordo che il dott. Contrada detiene il triste primato di 31 mesi di carcerazione preventiva, roba mai vista), malato, anziano e più di là che di qua sia lasciato a morire in una cella di 4 metri per 2 lontano dagli affetti dei suoi cari e da quelle cure che solo da uomo libero può ricevere. A scanso di patetici equivoci dico anche che l’indignazione per il vile attentato del 19 luglio è in me elevata all’ennesima potenza, ma converrà con me che in tutta la vicenda giudiziaria del Dott. Contrada vi sono dei buchi di non poco conto. Per carità è stato condannato in via definitiva, d’accordo ma non senza tribolazioni giudiziarie di certo rilievo. Inoltre mi pare poco elegante da parte sua intimorire coloro sui quali ricade il compito di decidere affermando  “…coloro che si accingono a decidere devono sapere che questo dubbio si riaccenderà anche sul loro operato”. Il suo giudizio è stato il medesimo quando ad avere la grazia è stato Bompressi, noto brigatista rosso condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Calabresi? Bompressi sparò ad un uomo, Contrada che io sappia no. I familiari di Calabresi corrono il rischio di prendere un caffè nello stesso bar insieme all’assassino del congiunto, Contrada può a mala pena tornarsene a casa o in ospedale. Signora cara, coloro che sono chiamati a decidere lo faranno esclusivamente sulla base delle stesse motivazioni che hanno indotto i legali del Dott. Contrada a chiedere questo provvediemento di portata eccezionale. Lei ha deciso di far politica in uno schieramento che giammai sarebbe stato scelto da suo fratello – è bene ricordarlo – ma mi domando, perché? Per travestirsi da novella eroina e paladina dell’antimafia? O per occuparsi della cosa pubblica e dei primari interessi dei cittadini? Io non la conosco personalmente ma credo che lei sia una persona per bene e che quindi abbia inteso la sua battaglia politica al servizio della collettività. Queste polemiche che non servono a nessuno lasciamole ai Travaglio, ai Luttazzi ed a personaggi di quella levatura. Lei in tutta onestà mi sembra cosa diversa. Con sincera stima.

Avv. Michele Pivetti - cittadino italiano

Come i fili dell’alta tensione….

Martedì 4 Dicembre 2007

 

La prima commissione del Csm ha avviato all’unanimità la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità nei confronti di Clementina Forleo. L’avvocato Giulia Bongiorno, legale del magistrato, difende comunque l’operato del giudice e sostiene il radicato convincimento che da un ulteriore approfondimento della questione “non potrà che risultare l’assoluta correttezza del Gip di Milano”.

A provocare l’ intervento del Csm erano state state proprio le dichiarazioni del gip Forleo sulle presunte intimidazioni ricevute nell’ambito dell’inchiesta sulle scalate bancarie. Dichiarazioni che il vice presidente della prima Commissione del Csm Letizia Vacca aveva già stigmatizzato durante le prime consultazioni a riguardo.

”Siamo tutti allarmati dall’ impatto che hanno avuto le sue parole, risultate eccessive, forzate e gravissime - spiega il vice presidente del Csm -. Le sue dichiarazioni hanno creato preoccupazione negli ambienti giudiziarie e sono state lesive dell’ immagine dei magistrati di Milano, che si sono sentiti offesi.

La situazione appare completamente diversa da come è stata rappresentata da Forleo: non risulta nessun complotto e nessuna intimidazione”. ”Lo spirito che ci muove - puntualizza la vice presidente - non è certo persecutorio nei confronti di Forleo. Il nostro problema è riportare la serenità negli uffici giudiziari di Milano”.

Il gip di Milano sarà ascoltata il 18 dicembre prossimo dalla prima commissione del Csm per difendersi dalle contestazioni che le vengono mosse e che hanno portato all’ apertura della procedura di trasferimento d’ ufficio per incompatibilità. Il magistrato sarà chiamato a rispondere delle dichiarazioni fatte durante la trasmissione tv ”Annozero”, condotta da Michele Santoro, in cui parlò di intimidazioni ricevute anche da ”ambiti istituzionali” mentre si occupava dell’ inchiesta sulle scalate bancarie. Clementina Forleo era già stata sentita dalla prima commissione il 6 novembre scorso ma stavolta si tratta di una audizione di tipo diverso, tant’ è che il magistrato potrà essere assistita da un difensore.   Questo l’articolo.    da Tgcom.it

Sia chiaro, io non sono un fan della Forleo. Non dimentico che la dolce Clementina fu autrice di un atto giudiziario come la revoca della custodia cautelare per alcuni terroristi che gridò allo scandalo.

Qualcuno potrebbe sospettare che le smanie di protagonismo possano aver avuto la meglio sulla personalità del GUP milanese. Non io.

In tutta questa vicenda però il colto e l’inclito leggono solo una cosa: chi tocca certi politici e certi argomenti resta folgorato!!

In un modo o in un altro si paga. Immaginate sol per un istante cosa sarebbe accaduto se i politici in questione fossero stati Berlusconi, Dell’Utri, Letta, Bondi, Cicchitto o altri……credo che sarebbe venuto giù Palazzo dei Marescialli………

A tutti coloro che gridarono allo scandalo quando si cercò di mettere ordine alla infaticabile macchina da guerra della satira contro Berlusconi, oggi chiedo di indignarsi ancor di più, perchè qui non c’è in gioco il contratto multimilionario di qualche “giornalista”, c’è in gioco la libertà delle istituzioni ed i rapporti tra poteri dello stato.

Adesso schifatevi tutti per come viene trattato un Giudice che ha avuto il solo torto di aver centrato l’obiettivo.

Strepitoso!!!

Domenica 21 Ottobre 2007

michele2.JPGQuesta ve la segnalo cosi, senza aggiungere niente e senza commenti, buon divertimento!!

ANSA » 2007-10-21 13:09
Mastella: Di Pietro analfabeta del diritto, inchiesta Why Not vada avanti
NAPOLI - “Non ho alcuna difficoltà: l’inchiesta vada avanti. Sono il primo a chiederlo perché voglio che questi schizzi di fango che mi sono stati gettati addosso mi vengano tolti”. Lo chiede il ministro della Giustizia Clemente Mastella in merito agli ultimi sviluppi dell’inchiesta Why Not intervenendo a margine della messa celebrata dal Papa a Napoli.Al suo collega di governo Antonio Di Pietro, il ministro della Giustizia Clemente Mastella risponde che non “capisce di diritto, è un analfabeta della materia e se leggesse qualche libro eviterebbe le gaffes”. Mastella, a margine della Messa celebrata dal Papa in piazza del Plebiscito a Napoli, ricorda al ministro delle Infrastrutture che “avocazione non significa interruzione dell’inchiesta”. “Di sicuro - ha concluso il Guardasigilli - non debbo rispondere di 100 milioni, né della Mercedes”.


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